I fratelli Giuseppe, Carlo e Salvatore Lo Russo

Omicidio Ussorio, colpo di scena durante l’interrogatorio di garanzia: il 65enne “padrino” di Miano annuncia di essere pronto ad ammettere tutti i propri addebiti

di Luigi Nicolosi

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Il clan dei “Capitoni” adesso rischia davvero di essere a un passo dal tracollo. Già messa a durissima prova da diverse ondate di arresti e pentimenti eccellenti, la storica cosca di Miano si appresta a incassare l’ennesima, clamorosa batosta. Il boss Giuseppe Lo Russo ha infatti deciso di dissociarsi dalla camorra, rinnegando i suoi trascorsi di “padrino”. Non solo, il 65enne ras è anche pronto ad ammettere le proprie responsabilità in merito a omicidi e traffici di droga. 

A questo punto è però quantomai doverosa una precisazione. Giuseppe Lo Russo, il maggiore dei cinque fratelli ras, non ha assolutamente alcuna intenzione di pentirsi e, quindi, di iniziare a collaborare con la giustizia. L’ultimo boss di Miano, nel corso dell’interrogatorio di garanzia al quale è stato sottoposto ieri in seguito all’arresto per l’omicidio di Espedito Ussorio, ha però annunciato al giudice e al pubblico ministero titolare dell’inchiesta la propria volontà di ammettere gli addebiti. Non solo, Giuseppe Lo Russo ha anche affermato di non sentirsi più rappresentato dal proprio passato di camorrista: «Oggi sono sono un uomo diverso e voglio che la mia vita prenda una direzione diversa». Insomma, addio ai ranghi di capoclan. Stando così le cose, Lo Russo non ha dunque intenzione di accusare nessuno dei suoi luogotenenti e affiliati, ma con tutta probabilità confesserà le proprie responsabilità in ordine a fatti di sangue, traffici di droga ed estorsioni.

Il primo punto sul quale Giuseppe Lo Russo sarà chiamato a fare chiarezza sarà senza dubbio il delitto Ussorio, omicidio di cui lui stesso, secondo gli inquirenti della Dda, sarebbe stato il mandante. Domenico Lo Russo, invece, fratello minore di Giuseppe e insieme a lui arrestato pochi giorni fa, sarebbe stato lo specchiettista dell’agguato. Domenico Lo Russo, a differenza di Giuseppe, nel corso dell’interrogatorio di garanzia non ha però proferito parola davanti al giudice per le indagini preliminari. Segno che, con tutta probabilità, sarà lui l’ultimo esponente della dinastia camorristica dei “Capitoni” a trincerarsi nel silenzio senza mostrare alcuna apertura nei confronti dello Stato. Vale infatti la pena ricordare che nel recente passato già i fratelli Salvatore, Mario e Carlo hanno deciso di collaborare con la giustizia.