L'ex boss di Forcella, Luigi Giuliano

Capitava anche questo negli anni Ottanta

di Giancarlo Tommasone

«Ai fratelli Giuliano con affetto», firmato: i commercianti di Forcella. Non è uno scherzo (che sarebbe stato di pessimo gusto), né una provocazione. E’ la scritta incisa su una targa appesa a una parete. Dove? In un appartamento disabitato in Vico dei Carbonari, centro storico partenopeo. La scoperta fu effettuata il primo marzo del 1986, dagli uomini della Mobile di Napoli, all’epoca condotta dal vicequestore Matteo Cinque (scomparso a gennaio dello scorso anno). Poteva capitare anche questo negli anni Ottanta. La targa d’argento in onore del clan guidato per un lungo periodo dal boss Luigi Giuliano (poi passato a collaborare con la giustizia) fu rinvenuta nel corso di una perquisizione in una casa al quarto piano di un vecchio stabile.

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Si trattava di un vero e proprio covo, base per le attività illecite della cosca, al tempo inserita nel cartello della Nuova famiglia, che si contrapponeva alla Nco di Raffaele Cutolo. Secondo quanto ricostruirono gli inquirenti, il cadeau sarebbe stato consegnato ai boss della camorra, da un gruppo di commercianti. Ma per quale motivo gli esercenti fecero realizzare la targa e poi la regalarono ai fratelli Giuliano? «In segno di riconoscimento – tennero a sottolineare gli investigativi – per guadagnarsi la benevolenza di una famiglia che ha creato le proprie fortune con il contrabbando ed altre illecite attività».

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Immediate scattarono le indagini tese a risalire alla individuazione dei commercianti che avevano omaggiato il clan, e dell’orafo che aveva montato la targa d’argento su un piano foderato di velluto blu. Durante l’accesso delle forze dell’ordine fu rinvenuto e sequestrato anche il cofanetto che conteneva la targa. Ma non si trattò delle uniche scoperte effettuate dai poliziotti, all’interno del covo, infatti, saltarono fuori anche 5 chili di hashish, 50 grammi di eroina pura, 250 grammi di «polvere bianca». Si riuscì a individuare l’intestataria dell’appartamento, una 49enne. La donna aveva precedenti per contrabbando, fabbricazione e possesso di materiale esplosivo, rissa e lesioni, ed era particolarmente nota negli ambienti dei trafficanti di sostanze stupefacenti. Stando a quanto fu ricostruito dagli investigatori, solo saltuariamente si recava nella casa di Vico dei Carbonari. La polizia risalì alla 49enne, controllando l’intestatario del contatore dell’energia elettrica, e la arrestò.