La sede della Procura di Napoli
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Associazione a delinquere di stampo mafioso, corruzione e turbativa d’asta aggravata dalle finalita’ mafiose. Queste sono i reati contestati a un gruppo imprenditoriale ritenuto dagli inquirenti vicino al clan dei Casalesi che si sarebbe aggiudicato appalti da Rfi, Rete ferroviaria italiana, in maniera illecita. Sono pertanto in corso perquisizioni da parte dei carabinieri sia a Roma, sia nelle abitazioni di un dirigente e due funzionari del gruppo, che in uffici Rfi di via Gianturco a Napoli.

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Indagati Massimo Iorani, responsabile della direzione acquisti di Rfi; Paolo Grassi, dirigente di produzione, e Giuseppe Russo, dirigente del dipartimento trasporti di Napoli, oltre a imprenditori legati alla fazione Schiavone del gruppo criminale della camorra casertana. Il fascicolo e’ dei pm Antonello Ardituro e Graziella Arlomede sotto il coordinamento dell’aggiunto Luigi Frunzio. L’inchiesta ruota attorno alla figura di Nicola Schiavone, 64enne imprenditore lontano parente del boss Francesco Schiavone detto Sandokan, padrino di Nicola jr Schiavone, primogenito del capoclan.

Ai dirigenti promessa carriera in Rfi

Nicola e Vincenzo Schiavone, entrambi finiti nel maxi processo Spartacus (il primo ne è uscito indenne, il secondo, invece, è stato condannato) sono imprenditori ritenuti dagli inquirenti molto vicini al clan dei Casalesi, in particolare al boss Francesco Schiavone. Ai dirigenti finiti nell’inchiesta, che lo avrebbero agevolato, Nicola Schiavone, avrebbe dato una grossa mano per fare carriera all’interno di Rfi (circostanza su cui sono in corso ulteriori accertamenti).

Nicola che è risultato a capo di una società di consulenza in una serie di intercettazioni più volte ha ribadito di essere diventato imprenditore grazie all’aiuto di Sandokan, nel 1979 sugella lo stretto rapporto facendo da padrino di battesimo del primogenito di Sandokan, che si chiama anche lui Nicola, attualmente collaboratore di giustizia e, verosimilmente colui che ha dato impulso alle indagini anticorruzione della Dda. Sono, al momento, una decina gli appalti finiti sotto la lente di ingrandimento dei pm Antonello Ardituro, Graziella Arlomede coordinati dell’aggiunto Luigi Frunzio, i quali ritengono che siano stati assegnati in maniera sospetta al gruppo di ditte riconducibili a Nicola Schiavone, risultate intestate a prestanome. Solo la Bcs srl, i cui uffici, come anche altri sempre a Napoli e in provincia, sarebbe direttamente riconducile all’imprenditore.

 

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