(Nelle foto il ras Antonio D'Ausilio e il collaboratore di giustizia Gianluca Noto)

Gianluca Noto, ex uomo di punta della mala di Bagnoli, ricostruisce la contabilità della cosca flegrea: «Quando io ero dentro Tonino non mi ha mandato nulla»

di Luigi Nicolosi

La crisi economica morde sempre più e anche i clan un tempo strutturati si ritrovano in forte affanno. A fare le pulci ai bilanci della mala flegrea ci pensa il collaboratore di giustizia Gianluca Noto, ex uomo di punta della cosca capeggiata dal boss “Mimì ’o sfregiato”, che in un lungo interrogatorio al quale è stato sottoposto rivela le mesate destinata a ras e affiliati: «Personalmente portavo 150-200 euro a settimana a Grazia Sarnelli, moglie di Antonio D’Ausilio, per il sostentamento in carcere di quest’ultimo». In pratica meno di mille euro al mese. Cifre non certo da capogiro.

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È uno spaccato a dir poco singolare, quello che emerge tra le pieghi dell’ordinanza di custodia cautelare che alla fine di gennaio ha portato all’azzeramento della nuova cupola della cosca con base a Bagnoli e da qualche tempo radicatasi a Qualiano. Il collaboratore di giustizia Noto, interrogato il 25 ottobre del 2017, ha messo a verbale tutte le cifre di cui era a conoscenza e quello che ne scaturisce è il ritratto di un sodalizio letteralmente schiacciato dalla crisi: «I proventi delle estorsioni, sia ai parcheggi che a imprenditori, commercianti e travestiti, venivano così ripartiti. Personalmente portavo 150-200 euro a settimana a Grazia Sarnelli, moglie di Antonio D’Ausilio (figlio di “Mimì”, ndr), per il sostentamento in carcere di quest’ultimo. Duemila euro al mese a Maria Grieco, moglie di Pasquale Quotidiano; Nello Mosella, Aldo Diomede e Gaetano Fiorentino percepivano soldi quasi quotidianamente perché stavano sempre con me. La Sarnelli prendeva anche i soldi destinati a Vittorio Albano, detenuto con il marito. Per Alessandro De Falco mi occupai delle spese legali; Felice D’Ausilio (fratelli di Antonio, ndr) quando era latitante prendeva tramite Stefano D’Alterio dalle 500 alle 700 euro a settimana».

Somme oscillanti, dietro le quali si sarebbe celato talvolta un forte malcontento, anche da parte dello stesso Gianluca Noto, che in almeno un’occasione, quando militava ancora nelle fila del clan, non sapendo di essere sotto intercettazioni si lasciò andare a un duro sfogo: «La moglie di Alfredo – diceva – è venuta in lavanderia a prendere il piumone… sapete che ha detto? E perché non gli stai mandando i soldi a Tonino? Ha avuto 600 euro ieri… L’altro giorno gli ho dato altri duecento euro… ma allora ca… per chi la volete far passare la gente? Io quando stavo in galera e Tonino stava fuori a me non mi ha mandato un euro».

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