Militari della guardia di finanza al lavoro (foto di repertorio)

Oggi 20 arresti tra gli affiliati della cosca attiva a Castellammare.

“Oggi fai latte, alluminio e legno”: può sembrare la lista della spesa ma in realtà erano gli imprenditori ai quali Giovanni Cesarano – braccio destro del boss Luigi Di Martino, detto “il profeta” (in carcere al 41 bis) – deve chiedere il “pizzo” attraverso il suo factotum Aniello Falanga. L’intercettazione è negli atti dell’inchiesta giudiziaria della Guardia di Finanza di Castellammare e Torre Annunziata (coordinata dalla DDA di Napoli), che ha portato oggi all’esecuzione di 20 misure cautelari nei confronti di altrettanti appartenenti al clan Cesarano di Castellammare di Stabia.

Giovanni Cesarano (anche lui già in carcere), viene considerato il capo degli estorsori del clan: quando viene intercettato è in prova ai servizi sociali. Sta scontando 25 anni di carcere per un omicidio commesso in Germania, quello di Giuseppe Ambruoso. Ogni giorno, alle 8,30, prende servizio come operaio in una ditta che lavora l’alluminio. Ma prima di entrare in servizio si incontra con Falanga e gli fa la lista degli imprenditori, settore per settore, da taglieggiare. Tra questi figura anche Adolfo Greco, l’imprenditore stabiese del latte (finito sotto indagine in un’altra inchiesta, ndr): “Oggi fai latte, alluminio e legno”.

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La figura di Giovanni Cesarano emerge per la particolare prepotenza che usa anche nei confronti dei suoi sottoposti, quelli incaricati di ritirare il “pizzo”. In un’altra intercettazione viene ascoltato dagli investigatori mentre, con Aniello Falanga, intimidisce i suoi uomini: “Se ti dico struppialo (riducilo male, ndr), tu vai là e struppialo… se non paghi (gli dice di riferire alla vittima, ndr) ti siedono sulla sedia a rotelle e ne esci con il cucchiaino”.