L’operazione affidata, nelle indagini e nell’esecuzione, alla Dia, è scattata nelle prime ore di oggi. La Dia di Napoli ha notificato un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal Tribunale di Napoli, Ufficio gip, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia – il cui impianto è stato totalmente accolto dal giudice – che ha coordinato l’intera attività investigativa, nei confronti di undici persone ritenute gravemente indiziate, a vario titolo ed in concorso tra loro, dei reati di concorrenza illecita, trasferimento fraudolento di valori e favoreggiamento personale, fatti aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso e per aver favorito il clan dei Casalesi, fazione Russo-Schiavone.

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I nomi degli
11 indagati
e le misure cautelari emesse
nei loro confronti

Sono 11, dunque, le misure di custodia cautelare applicate nei confronti di altrettanti indagati: Mario Iavarazzo, classe 1975, residente a Villa Literno (Caserta), custodia cautelare in carcere; Armando Aprile, classe 1969, residente a San Marcellino (Caserta), arresti domiciliari; Michele Iavarazzo, classe 1982, residente a S. Arpino (Caserta), arresti domiciliari; Gennaro Esposito, classe 1988, obbligo di dimora nel comune di residenza (Napoli); Francesco Iavarazzo, classe 1979, obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); Luigi Drappello, classe 1973, obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); Domenico Ferraro, classe 1978, obbligo di dimora nel comune di residenza (Villa Literno); Giuseppe Franco, classe 1984, residente a Napoli, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale; Nicola Sabatino, classe 1992, residente a San Marcellino, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale; Lucia Grassia, classe 1964, residente a Trentola Ducenta (Caserta), obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; Giuseppe Lista, classe 1975, residente a Casapulla (Caserta), obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le ipotesi di reato: concorrenza illecita,
trasferimento fraudolento di valori
e favoreggiamento personale,
fatti aggravati dall’utilizzo
del metodo mafioso
e per aver favorito il clan dei Casalesi

Le forze dell’ordine, è riportato nel comunicato diffuso dalla Dia, «sono intervenute su una importante articolazione imprenditoriale, strutturalmente legata al gruppo Russo-Schiavone, fazione del clan dei Casalesi e facente capo ad una storica figura apicale, Mario Iavarazzo. Quest’ultimo, condannato in via definitiva per il delitto di associazione di tipo mafioso, è stato, fino al 2010, il detentore della cassa del clan dei Casalesi, con compiti di distribuzione degli stipendi agli associati e di controllo delle estorsioni e delle attività economiche svolte dal sodalizio». Le indagini hanno ricostruito che Iavarazzo, dopo la sua scarcerazione nel maggio 2015, avrebbe ripreso ad operare nel settore pubblicitario, facendo ricorso anche alla forza di intimidazione del clan nei confronti dei concorrenti.

Intestazione
fittizia di quote
societarie

Secondo gli inquirenti, al fine di eludere le investigazioni delle autorità, Mario Iavarazzo avrebbe provveduto ad intestare fittiziamente al fratello Francesco ed alla moglie di costui, «le quote societarie della Publione srl, società nata dalle ceneri della Pubblione di Solipago Lucia (quest’ultima dipendente di Mario Iavarazzo e già condannata in altro procedimento) e che il medesimo indagato provvedeva, altresì, ad intestare fittiziamente al prestanome Nicola Sabatino le quote societarie della Adv Comunication srl (entrambe le società citate hanno sede a Casal di Principe, Corso Umberto I). Mario Iavarazzo, nelle quotidiane attività d’impresa, si avvaleva, oltre che del già citato fratello Francesco, anche di un secondo fratello, Michele, e di un suo fidato collaboratore, Gennaro Esposito. Le indagini, inoltre, facevano emergere il ruolo dell’imprenditore Armando Aprile, attivo nel medesimo settore della cartellonistica pubblicitaria, il quale intratteneva con gli Iavarazzo un rapporto societario di fatto, mettendo a disposizione una delle sue società, la Spm srl con sede nella zona Asi di Carinaro, formalmente intestata all’altro prestanome Giuseppe Franco».

Le forze dell’ordine hanno eseguito anche un sequestro. «La citata compagine sociale – è riportato nel comunicato della Dia -, il cui valore è stimabile in circa due milioni di euro, nella circostanza è stata sottoposta a sequestro preventivo in esecuzione di un decreto d’urgenza emesso dalla Dda al fine di impedire l’aggravamento delle conseguenze dei reati contestati dal gip». Secondo gli inquirenti, il supporto logistico alle attività illecite di Mario Iavarazzo sarebbe stato, invece, garantito dalla “Ital Stampa” (con sede a Villa Literno), «tipografia solo formalmente intestata a Luigi Drappello, ma di proprietà del suocero di quest’ultimo, Domenico Ferraro, il quale metteva a disposizione degli indagati un ufficio ubicato all’interno della citata tipografia ed i beni strumentali ad essa riferibili».

I principali clienti delle imprese
riconducibili a Mario Iavarazzo

Tra i principali clienti delle imprese facenti riferimento a Mario Iavarazzo, annotano gli inquirenti, «emergeva la Cis Meridionale srl (società titolare del noto centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta), sottoposta ad amministrazione giudiziaria per pregresse attività investigative svolte dalla Dda di Napoli nei confronti del clan Zagaria, dalla quale Iavarazzo otteneva la proroga dei contratti pubblicitari precedentemente stipulati dalla già menzionata Publione srl, facendoli fraudolentemente intestare alla Adv Comunicatio srl, con la consapevole complicità di due dipendenti della Cis Meridionale, Giuseppe Lista e Lucia Grassia, anch’essi sottoposti a misure cautelari non custodiali dal gip».