Omicidio D’Andò, confermato in appello il verdetto di primo grado: il ras scissionista Mariano Riccio e i suoi uomini evitano la stangata

di Luigi Nicolosi

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Accusati di un delitto dalle modalità esecutive a dir poco atroci, riescono a cavarsela anche in appello senza incassare neppure un ergastolo. Cala il sipario sul processo che ha visto alla sbarra il giovanne boss scissionista Mariano Riccio e la sua “paranza” di killer, con i cinque imputati a vario titolo accusati di essere coinvolti nell’omicidio di Antonio D’Andò che riescono tutti a evitare il carcere a vita dopo aver ammesso gli addebiti e aver contribuito al ritrovamento del cadavere della vittima. Grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche, infatti, il 29enne ras di Marano e i suoi “sottoposti” Emanuele Baiano, Giosuè Belgiorno, Ciro Scognamiglio “Bambulella” e Mario Farraiuolo hanno rimediato 20 anni di reclusione. Per loro in primo grado il pm della Direzione distrettuale antimafia Vincenza Marra aveva invocato l’ergastolo.

Un verdetto clamoroso, già maturato con la sentenza emessa alla chiusura del processo celebrato con il rito abbreviato. Le condanne inflitte, vent’anni di reclusione per tutti gli imputati, si sono alla fine rivelate ben al di sotto delle aspettative della pubblica accusa: il boss Mariano Riccio ed Emanuele Baiano, Giosuè Belgiorno, Mario Ferraiuolo e Ciro Scognamiglio possono così tirare un sospiro.

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