Luigi de Magistris, Diego Venanzoni, Domenico De Siano e Graziella Pagano, sullo sfondo la sede della Città Metropolitana di Napoli

Tutti quelli che volevano mandare a casa de Magistris hanno accettato le deleghe e adesso stanno in silenzio

Le deleghe? Nessuno le voleva, ma alla fine le hanno accettate tutti: questione di giochi della politica a Piazza Matteotti, sede della Città Metropolitana di Napoli. Anche perché, lo abbiamo detto e sottolineato più volte, non c’è posizione che tenga quando si tratta di poltrone, e pure di deleghe. Posizione, appunto, quella che nel corso degli ultimi mesi, forzisti, Pd e Italia viva hanno assunto contro Luigi de Magistris, sindaco di Napoli e pure dell’ex Provincia. Protagonisti del nuovo inciucio tutti coloro che hanno remato contro, e sperato fino all’ultimo di far cadere la fascia tricolore partenopea sul Bilancio.

Ad esempio, le deleghe (sorta di assessorati) sono andate anche ai consiglieri metropolitani di centrodestra, Francesco Cascone e Antonio Caiazzo, nell’orbita del coordinatore regionale di Forza Italia, Domenico De Siano. Quest’ultimo, pure va detto, ha dato ordine ai consiglieri comunali azzurri di votare contro il documento economico, con l’intenzione di mandare a casa l’amministrazione arancione. Per il siluramento di de Magistris, coinvolse nel tentativo di bocciare il Bilancio, anche Berlusconi e i big nazionali, arrivando anche a lanciare una scomunica contro Salvatore Guangi. Obiettivo fallito, e nemico «dimenticato» per De Siano.

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Memoria corta dimostra di avere, sulla questione de Magistris, anche Italia viva, e in particolare la coordinatrice cittadina dei renziani, Graziella Pagano. Memore di un vecchio prestigio che ormai non ha più, Pagano interviene praticamente su tutto (ultime le dichiarazioni pro De Luca, sulla vicenda delle file «indegne» per la vaccinazione), ma sulle deleghe a Città Metropolitana – e tra queste anche quella accettata da Iv – preferisce starsene comodamente in silenzio.

E dimentica quanto dichiarato, appena dopo l’approvazione del Bilancio al Maschio Angioino, l’undici dicembre scorso. Glielo ricordiamo noi: «Stanotte è stata scritta la pagina di sciacallaggio politico più grave della storia di questa città. Ringrazio i consiglieri di Italia viva per aver retto, fisicamente e politicamente, insieme agli altri colleghi della opposizione (quella vera). Il sindaco è salvo per un solo voto. Ci sarebbe da vergognarsi per quello che è accaduto ma com’è noto la vergogna non abita a San Giacomo da circa 10 anni. Godetevi questi altri 5 mesi. Pure passano».

Ci sarebbe da vergognarsi anche relativamente alle deleghe, verrebbe da risponderle, ma ognuno può avere un metro diverso rispetto all’imbarazzo. Tra l’opposizione, quella vera, Pagano mette anche i colleghi consiglieri del Pd. E pure sul versante dem, si registra il silenzio, quasi irreale (per la loquacità che lo contraddistingue) del consigliere comunale-regionale Diego Venanzoni, che dimostra di essere «nemico» (politico) di de Magistris solo quando conviene. Nel caso delle deleghe al Pd, meglio starsene zitti.

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