Ciro Mazzarella

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di Giancarlo Tommasone

E’ morto nel proprio letto, Ciro Mazzarella, cosa che capita di rado a chi ha abbracciato uno stile di vita come il suo. Il boss è deceduto durante la notte di ieri. Aveva 78 anni e nell’ultimo periodo di vita si era trasferito a Posillipo. Per anni è stato ai vertici dell’omonima organizzazione malavitosa, originaria di San Giovanni a Teduccio, ma sviluppatasi (soprattutto per lui) davanti al mare di Santa Lucia.

All’anagrafe di camorra era ’o scellone, termine che sta a indicare un soggetto dalla spiccata altezza, con le braccia troppo lunghe, sproporzionate
rispetto al corpo

Ma era detto così, anche per le sue scapole sporgenti, accentuate, quasi un paio di piccole ali (scelle, in napoletano) che si ‘staccavano’ dalle spalle. I funerali si sono svolti nel pomeriggio di ieri, intorno alle 16, presso la chiesa di Santa Lucia. Un’omelia di circostanza quella del parroco. Ciro Mazzarella ha sempre allontanato da sé l’appellativo di camorrista, era solito definirsi piuttosto un malandrino.

Il padrino di San Giovanni a Teduccio, Vincenzo Mazzarella
Il padrino di San Giovanni a Teduccio, Vincenzo Mazzarella

Incontrastato ras del contrabbando di sigarette,
aveva fatto del quartiere luciano il suo regno

Erano altri tempi, quelli dei ‘buoni’ per ottenere i carichi di sigarette, dei motoscafi blu, della lotta senza quartiere con la Finanza e delle sceneggiate e dei film di Pino MauroMario Merola. Nipote di don Michele Zaza e fratello di Gennaro e di Vincenzo (quest’ultimo, dallo zio aveva ereditato il soprannome di ’o pazz’), ’o scellone comincia la sua carriera criminale a Santa Lucia, dove la famiglia si era trasferita da San Giovanni a Teduccio. Commette il suo primo reato a dieci anni. Accoltella una persona quasi a morte e finisce in riformatorio. Cresciuto all’ombra del carisma criminale dello zio, considerato affiliato, a tutti gli effetti, alla mafia, alla morte di Zaza ne eredita i contatti, il potere e la guida del clan. Ma poi deve cedere le redini al fratello Vincenzo perché finisce in carcere. Nel frattempo, ha però imbastito un giro di contrabbando di sigarette che ha la sua base in Montenegro. E’ da lì che le scorte di ‘bionde’ inondano i mercati paralleli. Nell’ex repubblica socialista che confluiva nella confederazione jugoslava, ha numerosi e potenti agganci. Agli inizi del 2000, finisce sotto processo a Bari, per contrabbando internazionale di sigarette.

Michele Zaza
Michele Zaza

Quando chiamò a testimoniare l’allora
premier montenegrino Milo Dukanovic

All’epoca ’o scellone è difeso dall’avvocato Bruno Spiezia e, nell’ambito di quel procedimento, chiama addirittura a testimoniare l’allora premier montenegrino Milo Dukanovic, oggi presidente della Repubblica del Montenegro. L’invito però si concretizza in un nulla di fatto. Ciro Mazzarella in carcere ci torna nel 2002, viene stanato in Spagna. Poi è di nuovo libero nel 2006. Si trasferisce a Barra, vicino al suo quartiere originario, ma si reca quotidianamente al Pallonetto di Santa Lucia, dove secondo gli inquirenti, controlla la sua fetta di territorio e incontra i suoi uomini. I poliziotti lo arrestano di nuovo. E’ l’aprile del 2008. Ciro Mazzarella è a pranzo insieme a sette ‘comparielli’, sulla tavola i resti degli spaghetti con le vongole.
Il periodo finale della sua vita lo trascorre da uomo libero, da qualche anno ha lasciato Barra per abitare a Posillipo. «Una delle ultime volte che l’ho visto – racconta a Stylo24 Fabrizio Capecelatro, autore del libro-intervista ‘Lo spallone’ (Mursia Editore, 2013) – abitava già a Posillipo. Quando gli chiesi perché si fosse trasferito, mi disse che era venuto a morire davanti al mare».

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