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di Giancarlo Tommasone

Era considerato uno degli ultimi padrini di camorra in circolazione, anche se non è mai stato condannato per associazione mafiosa. Misteriosa la sostanza criminale di cui era fatto Ciro Mazzarella, al secolo della mala ’o scellone, scomparso nelle scorse ore. E’ spirato nel suo letto durante la notte di domenica, nella casa di Posillipo.

Si è sempre definito un contrabbandiere
di sigarette e nel ‘comparto’ internazionale è stato di sicuro tra le voci più autorevoli, se non la più ascoltata e pesante

Aveva tra l’altro, un cognato greco che controllava i suoi affari nel Pireo, mentre la base per il rifornimento delle ‘bionde’ era storicamente fissata in Montenegro. All’inizio del Duemila, inoltre, le navi della sua famiglia fanno rotta verso l’Albania. Tramite un avvocato italiano, vero e proprio consigliori della cosca di Santa Lucia, Ciro Mazzarella – annotano gli inquirenti – aveva preso contatti con la famiglia Shahu, albanesi molto introdotti nel governo che avevano permesso al clan di ottenere le licenze per l’importazione di tabacco, il monopolio nei duty free, gli appalti per i lavori di ristrutturazione di edifici e strade, finanziati con aiuti internazionali. Si parla di un volume di affari che passa dai miliardi di lire ai milioni di euro senza che il titolo del clan perda mai valore, avverta la minima flessione, quotato sempre altissimo alla borsa della malavita. La politica, dunque, così come era avvenuto in Montenegro, è il pass necessario per accedere agli affari di Tirana e sempre dalla porta principale.

Il contrabbando è sempre il core business
della multinazionale in odore di mafia

Anche se i magistrati, non sono mai riusciti a dimostrare, come invece è avvenuto per suo zio Michele Zaza, che Ciro Mazzarella fosse un ‘punciuto’, vale a dire un affiliato a Cosa Nostra. Eppure, è sottolineato in numerose informative dell’epoca, i contatti con i mafiosi (quelli che usciranno poi praticamente disfatti dalla guerra contro i Corleonesi) c’erano stati e come. Ed erano anche molto stretti. Tanto da portare Pippo Calderone a fare da padrino di battesimo a uno dei figli di Ciro Mazzarella.

Don Pippo Calderone padrino
di battesimo di uno dei figli
di Ciro Mazzarella

Uno sponsor di primissimo livello quello di Calderone, ma le inchieste per provare la ‘punciuta’ del re del contrabbando da parte del mafioso catanese non sono arrivate a risultati tali da accertarla. Di Mazzarella parla anche Antonino Calderone, fratello di Pippo e collaboratore di giustizia. Siamo alla fine degli Anni Ottanta, sotto la lente di Giovanni Falcone due nomi, quello del comico Franco Franchi, al secolo Franco Benenato e del cantante Mario Merola, per presunti rapporti con esponenti di primo piano di Cosa Nostra. Alla fine – è bene sottolinearlo – i due personaggi dello spettacolo risulteranno estranei ai fatti su cui si indaga.

Antonino Calderone e le dichiarazioni
su Mario Merola e Franco Franchi

Antonino Calderone, nel bunker dei giudici del pool di Palermo, fa stendere dieci pagine di confessioni. A proposito di Ciro Mazzarella  e di Mario Merola, Calderone dichiara: «(Ci trovavamo) ad Ischia. Ciro Mazzarella ci disse che all’Hotel Regina vi erano Michele Zaza e Mario Merola che giocavano grosse cifre a carte. Io per curiosità mi recai da loro mentre mio fratello rimase nella villa. Successivamente mio fratello (Pippo Calderone) fece una ramanzina a Zaza perché non era corretto che si giocassero alle carte tutti quei soldi». Sospetti, tante ombre, ma poca la sostanza in mano ai magistrati.

Le informative e le inchieste sulla presunta affiliazione mafiosa

Come quella volta che, il nome dello scellone finisce in una informativa per il furto messo a segno su una nave carica di armi, attraccata al porto di Napoli. L’indagine, anche in quel caso portò a niente. I riflettori degli investigatori sono costantemente fissati su Mazzarella, il suo traffico e i suoi rapporti. Fin da quando era giovane, nel periodo in cui, è scritto in un’altra informativa, era solito incontrarsi a Giugliano con boss del calibro di Fabbrocino, Maisto e Ciccarelli. Gli incontri con i vecchi padrini si svolgevano per pianificare il contrabbando di sigarette. Uno dei porti in cui si concretizzava lo smistamento della merce, utilizzando ‘mamme’ e ‘figlie’ (con questi termini venivano chiamate rispettivamente le imbarcazioni cariche di ‘bionde’ e le unità che le trasportavano presso i punti convenuti) era Castel Volturno.

Il boss Vincenzo Casillo

I rapporti con Vincenzo Casillo e la Nco

Negli anni delle fazioni, quando la camorra si spacca confluendo o nella Nco di Raffaele Cutolo o nel gruppo confederato della Nuova famiglia, dando vita a una guerra feroce, secondo gli inquirenti, Ciro Mazzarella non si schiera apertamente né da una parte né dall’altra. Per un certo periodo, intrattiene buoni rapporti con i cutoliani. Tanto è vero che un giorno viene visto entrare insieme a Vincenzo Casillo, alter ego (libero) di Raffaele Cutolo, nella casa di Salvatore Zaza a Portici. Secondo le informative dell’epoca e le ipotesi dei magistrati che si occuparono delle indagini, Ciro Mazzarella avrebbe utilizzato i cutoliani nella lotta contro i ‘mafiosi’ napoletani vicini ai Corleonesi. Anche in questo caso, però, le indagini non sortirono l’effetto sperato. Per la legge e per la cronaca, Ciro Mazzarella resterà solo un contrabbandiere di sigarette. Né camorrista, né mafioso.

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