I danni provocati dalla "stesa" in piazza Trieste e Trento

di Giancarlo Tommasone

Braccato dal gruppo rivale e dalla paura di tornare dietro le sbarre. Perché di tempo in carcere, Ciro Mariano, alias ’o picuozzo (il mezzo prete o il bigotto) ne ha passato già abbastanza, circa 30 anni. E dopo avere spento 67 candeline, cosa rara per un boss della camorra, vorrebbe «stare tranquillo» e magari dedicarsi solo agli studi per riuscire a conseguire la laurea in Lettere moderne.

Il boss Ciro Mariano oggi

Il punto è che gli viene difficile concentrarsi sui testi universitari, con quanto gli capita intorno, in quello che una volta era il suo inaccessibile «regno», lo stesso territorio che adesso viene insidiato dalla compagine federata dei nuovi Giuliano e dei Saltalamacchia. Una cosca che cerca di «fare punti» e che spara, anche nel salotto buono di Napoli, Piazza Trieste e Trento.

Il pentito Marco Mariano

«Perché – spiega a Stylo24 un investigatore esperto delle dinamiche malavitose del centro cittadino – Ciro Mariano vorrebbe continuare a comandare, a gestire la situazione in prima persona, solo che ha paura di tornare in galera. Naturalmente il gruppo dei picuozzi c’è, ma il personaggio di riferimento (Ciro Mariano, appunto) se ne sta ben riparato in casa». Per due motivi, paura di essere coinvolto nelle indagini sui clan, e poi, perché, ragione non certo trascurabile, «teme di finire ammazzato per mano di uno degli emergenti».

Resta sempre un simbolo, il picuozzo, e abbatterlo significherebbe prendersi i Quartieri. Ma non trovandolo perché «si è letteralmente chiuso in casa» – racconta la nostra fonte – almeno si può far sentire il fiato sul collo a lui e al suo gruppo. La stesa portata a termine in Piazza Trieste e Trento, nella notte dello scorso 19 marzo «è l’ennesimo avvertimento alla cosca» che ha nella zona di Cariati il suo quartier generale. «E che si ritrova a controllare pure l’area in cui si è consumato il raid di San Giuseppe».

Le dimostrazioni di forza a suon di piombo,
in quella porzione di territorio, sono un marchio di fabbrica
delle nuove leve della malavita, che hanno un unico obiettivo.

Quello di controllare i traffici illeciti (spaccio di droga ed estorsioni) ai Quartieri Spagnoli come a Forcella. Nel rione che nel recente passato ha fatto da scenario allo scontro tra i Sibillo e i Buonerba, l’avamposto dei nuovi Giuliano e dei Saltalamacchia è rappresentato da Piazzetta Salvatore Trinchese. «E’ pure in quella zona – spiega l’investigatore – che agisce il gruppo emergente che si sta contrapponendo ai Mariano».