L'ex area industriale Cirio di Castellammare di Stabia

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di Giancarlo Tommasone

Vicenda relativa all’ex area industriale Cirio di Castellammare di Stabia, sono 17 le persone iscritte nel registro degli indagati.

Le accuse a vario titolo sono quelle di corruzione, abuso d’ufficio
e traffico di influenze illecite. La proroga delle indagini (a firma
del gip Mariaconcetta Criscuolo) si accosta all’inchiesta finalizzata dall’operazione Olimpo, scattata il 5 dicembre del 2018

Questi i nomi delle persone raggiunte da avviso di garanzia: l’imprenditore Adolfo Greco (attualmente detenuto proprio in seguito all’inchiesta Olimpo), i parlamentari di Forza Italia, Luigi Cesaro e Antonio Pentangelo (entrambi hanno ricoperto il ruolo di presidente della Provincia di Napoli), Mario Casillo (consigliere regionale del Pd, ex consigliere e assessore a Boscoreale); Gennaro Iovino (dirigente del Pd stabiese e padre del consigliere comunale Francesco); il figlio di Adolfo Greco, Luigi (che è stato consigliere comunale a Castellammare); l’architetto Maurizio Biondi (commissario ad acta nominato, nell’agosto del 2014, da Pentangelo per esaminare l’istanza presentata dalla PolGre per ottenere il permesso a costruire nell’ex area Cirio); l’ingegnere Antonio Elefante; Pierpaolo Limone (inserito nell’organigramma della PolGre in qualità di amministratore); Giuseppe Passarelli, che avrebbe dovuto occuparsi delle opere per edificare il complesso residenziale; l’editore Giovanni Lombardi, ex presidente della Casertana FC; Sabato Polese, fratello del defunto Tobia (meglio conosciuto come don Antonio, alias il «boss delle cerimonie» della Sonrisa di Sant’Antonio Abate); la moglie di Adolfo Greco, Angelina Annita Rega, Francesco Cesaro, Marcello Ciofalo, Vincenzo Campitiello, Vincenzo Colavecchia.

Il progetto dell’ex area industriale è finalizzato all’abbattimento
della struttura preesistente, e alla ricostruzione su quel suolo,
di 330 appartamenti (110 alloggi di housing sociale e 220
da destinare alla vendita sul libero mercato)

Deus ex machina dell’intera operazione, annotano gli inquirenti, è Adolfo Greco (68 anni). Il «re del latte» relativamente alla vicenda Cirio, coordinerebbe un «comitato d’affari». In una informativa di polizia giudiziaria del gennaio 2015, è sottolineato come «al progetto di riqualificazione dell’area industriale sia interessato un vero e proprio “comitato d’affari” composto da professionisti di vari rami tutti quanti titolari di interessi diretti nell’operazione finanziario-immobiliare».

Fanno parte di detto comitato, secondo le risultanze investigative,
oltre ad Adolfo Greco, Tobia Polese (inteso don Antonio
che insieme a Greco gestisce all’epoca la PolGre Europa 2000),
Antonio Elefante e Giuseppe Passarelli

Il 27 dicembre del 2014, i quattro partecipano a una riunione monitorata presso la sede della Cil (azienda di Greco). Durante l’incontro convocato per fare il punto sulla situazione, Greco ed Elefante, sottolineano gli inquirenti, «effettuavano un report delle attività e dei risultati ottenuti, agli altri componenti del “comitato d’affari”». In particolare c’è da riferire del «primo sostanziale risultato positivo raggiunto, e cioè quello di aver convinto il commissario ad acta Maurizio Biondi e l’amministrazione stabiese sulla possibilità che nulla osti al rilascio del provvedimento autorizzatorio per la riqualificazione dell’area ex Cirio».

«Limpido il riferimento – è scritto nell’informativa – all’architetto del Comune di Castellammare Quintavalle (è bene sottolinearlo, Quintavalle non è coinvolto nell’indagine), allo stesso permesso a costruire e al commissario ad acta Biondi Maurizio». Da una conversazione successiva all’incontro del 27 dicembre, conversazione che avviene tra Adolfo Greco e Antonio Elefante, emergono, secondo i magistrati, anche indizi che portano a ipotizzare che «l’operazione Cirio» (imponete progetto finanziario) sia stata addirittura principiata da altri «soci occulti che agirebbero nell’ombra» e dei quali il «comitato d’affari» altro non sarebbe che una semplice visibile «testa di ponte». In proposito acquistano particolare valore le parole che Greco dice rivolgendosi a Elefante: «Noi siamo stati chiamati… dice ci sta questa cosa… noi portiamo avanti». Dalla conversazione dei due emerge pure che Passarelli, dopo la riunione del 27 dicembre 2014, si sarebbe confidato con Elefante, al quale avrebbe riferito alcune perplessità sull’opportunità di proseguire nel progetto di riqualificazione dell’area ex Cirio». Cosa che non va giù a Greco, che ritiene che Passarelli dovrà essere «compulsato a rispettare gli impegni presi» e indice una riunione da tenersi tra loro tre, il successivo due di gennaio. Incontro che però non avrà luogo.

La mail intercettata dagli investigatori

Il 30 dicembre del 2014 sulla casella di posta elettronica di Adolfo Greco arriva una mail inviata da Antonio Elefante. Lo scritto, evidenziano gli investigatori, permetteva di valutare che «all’interno del comitato d’affari si starebbero creando delle frizioni in grado di minare quell’entità di intenti che inizialmente aveva ammantato il progetto di riqualificazione dell’area ex Cirio. Progetto che quindi apparentemente potrebbe star attraversando un nuovo momento di tensione. Dal testo redatto da Elefante Antonio appare evidente quanto lo stesso abbia consapevolezza del ruolo chiave assunto per favorire il comitato d’affari nella realizzazione del progetto di riqualificazione citato». «Passarelli – è scritto nella mail – appare spaventato di tutto e soprattutto non gli interessa più di tanto del risultato. Oggi parla di apportare modifiche al progetto… e sei poi ci fanno un ricorso… e se poi ci fermano…».

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