sabato, Dicembre 3, 2022
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In Campania il modello aerospazio che funziona

Il presidente del CIRA, Giuseppe Morsillo a Stylo24: bilancio approvato (con utili) e investimenti che porteranno sviluppo al territorio.

L’approvazione all’unanimità del bilancio 2019, che si è chiuso con utili per 5,2 M€, nella seduta assembleare dello scorso 3 dicembre è solo l’ultimo atto formale di una presidenza, quella di Giuseppe Morsillo, che sta riportando il CIRA, Centro Italiano Ricerche Aerospaziali, ai livelli che gli competono. L’organismo di ricerca applicata operante in ambito aeronautico e spaziale, con sede a Capua, è un partenariato pubblico-privato, costituito da una società di capitali a controllo governativo.

Come tutti i centri di ricerca aerospaziali governativi, operanti nei paesi maggiormente industrializzati, il CIRA, fondato nel 1984, sviluppa sia ricerche teoriche di respiro internazionale, sia dimostratori per la sperimentazione in condizioni operativamente rilevanti delle tecnologie proposte, oltre ad offrire servizi di test e qualifica attraverso i propri impianti. Il Cira opera in sinergia con le imprese private nazionali, con l’obiettivo di alimentarne la competitività e di implementare ambiziosi piani di sviluppo tecnologico di lungo termine non affrontabili esclusivamente con le logiche di profitto di impresa. Attualmente conta circa 340 dipendenti tra tecnologi, ricercatori e personale di supporto. Stylo24 ha parlato dei risultati ottenuti e dei progetti per il futuro con il presidente Giuseppe Morsillo.

Presidente, qual è il futuro del Cira nel contesto nazionale ed internazionale?

“Il futuro del Cira è certamente in una ricerca asservita allo sviluppo della competitività della filiera. Stiamo affrontando tutto ciò che potrà essere utile in questa prospettiva. Parliamo di nuovi materiali, innovativi processi costruttivi, nuovi concept e capacità di qualifica e, test. E tutto ciò ha come denominatore comune sempre la sostenibilità. La nostra offerta scientifica e tecnologica per gli anni a venire vede per prima cosa un trasporto aereo sostenibile e sicuro. Poi l’advanced air mobility, con velivoli autonomi oppure pilotati da remoto. Penso all’urban air mobility, cioè la mobilità in ambito urbano, e all’interurban, ovvero le opportunità di collegamento tra città relativamente vicine ma comunque sufficientemente distanti, tanto che i relativi collegamenti non sono oggi serviti dall’aviazione civile tradizionale. Dobbiamo avere la vision di cosa accadrà tra 10 e 15 anni e fare subito i passi abilitanti verso quella direzione. Poi lo spazio, con le attività di ricerca nel campo dell’osservazione della Terra che puntano a raggiungere obiettivi ambiziosi anche attraverso lo sviluppo di nuove piattaforme stratosferiche, nonché di metodologie ed applicazioni di monitoraggio basate sulle specifiche capacità di osservazione in prossimità e persistenza. L’esplorazione, il volo suborbitale e il volo stratosferico, aree sulle quali stiamo investendo in maniera molto importante, anche con leadership in ambito internazionale. E ancora, il mondo delle altre applicazioni, telecomunicazioni e navigazione, con tutte le opportunità di progresso che nascono dall’integrazione delle tecnologie e delle relative applicazioni. Penso, ad esempio, alla navigazione satellitare asservita all’urban air mobility”per accrescerne l’affidabilità e l’accuratezza.

L’approvazione del PRORA (Programma Nazionale Ricerca Aerospaziale) rappresenta un traguardo importante per i prossimi investimenti nel settore Spaziale. Quale sarà il ritorno anche in Campania?

“Tutto ciò che stiamo facendo e che faremo, anche con il continuo sostegno della Regione Campania, porterà ricadute importanti in termini di occupazione, dando da un lato opportunità di lavoro al patrimonio culturale che esce dalle nostre università, e dall’altro consentendo di attrarre ricercatori esteri, contribuendo all’internazionalizzazione della ricerca. Se dovessimo riuscire a realizzare un centro di controllo per piattaforme stratosferiche in regione, peraltro valorizzando il contiguo aeroporto di Capua, sviluppare l’ipersonico ed effettuare voli dimostrativi di urban air mobility unitamente ad altri prototipi mettendo le nostre competenze ed infrastrutture a disposizione della filiera industriale, anche l’indotto in termini di posti di lavoro sarebbe molto importante. Inoltre il nostro obiettivo è quello di costituire intorno al CIRA una rete di incubatori, ove favorire spin-in e spin-off tecnologici e lo sviluppo di applicazioni.

Lei è riuscito a dare uno slancio al CIRA che negli ultimi tempi è stato bersaglio di critiche. Un forte complimento alla sua gestione nonostante questo periodo. Su quali punti si è basato il suo piano di rilancio?

“Il capitale umano del CIRA è l’asset primario. Andava opportunamente valorizzato. Credo che sia stato fondamentale un approccio di sistematica razionalizzazione: era importante occuparsi del passato e anche di alcuni problemi ereditati, ma soprattutto era necessario farlo insieme alla preparazione del futuro, attraverso una vision ambiziosa, ma sostenibile. Abbiamo aumentato i ricavi della produzione da parti terze e riscosso i crediti pregressi, tanto da consentirci di avere, nell’ultimo bilancio, utili per 5,2 milioni di euro. Abbiamo puntato al rafforzamento del Cira come centro di competenze, in un network sia nazionale che internazionale. Sono stati finalizzati o intrapresi accordi con tutti i vari distretti aerospaziali nazionali, dialogando in maniera costruttiva con le istituzioni e il mondo della ricerca. Io stesso, sempre in un’ottica di rilancio e internazionalizzazione, mi sono candidato e sono stato eletto vicepresidente ESRE, l’associazione dei Centri di Ricerca europei per lo spazio.​ Parte importante del rilancio è stato coinvolgere lo staff e formare una squadra, lavorando duro, anche col proprio esempio. E’ un concetto a cui tengo molto. I miei collaboratori sono abituati a una persona esigente, ma che scende in campo. Non credo che i risultati vengano senza impegno, e il personale del CIRA di impegno ne ha messo molto, sempre. Ma, per quanto possa sembrare banale, forse la cosa più importante è crederci, profondamente, trasmettendo questo messaggio alla squadra. Io ho studiato qui, sono figlio del Politecnico di Napoli e, dopo una carriera che mi ha portato in giro per il mondo, avevo piacere di ritornare da dove sono partito, potendo restituire le opportunità che ho avuto. Il personale ci ha creduto con me, ed i risultati della squadra si sono visti.”.

Proviene da una esperienza nazionale ed internazionale di altissimo livello, quest’ultima anche in ESA. Quale opinione si è fatta su quanto sta accadendo in questo periodo in campo Internazionale nel settore spaziale e quale è la posizione dell’Italia?

“Il nostro è uno dei grandi Paesi dello spazio. Proprio dall’interno dell’ESA ho capito quanto rispetto e quanta considerazione ci siano per l’Italia, che, pur spendendo meno di Francia e Germania, è associata a loro nei cosiddetti “Tre Grandi”. Questo è un elemento rilevante, che pesa nell’Europa dello spazio, e che ci consente di essere un interlocutore importante anche con gli Stati Uniti. Ci tengo sempre a ricordare come l’Italia non sia solo le grandi imprese, ma anche un tessuto particolarmente significativo di attori che sono a un livello intermedio. Le MidCap e PMI del nostro settore, anche grazie all’abilità di Leonardo e delle imprese che a vario titolo fanno capo a Leonardo, fanno parte di una filiera che funziona e si colloca a un livello importante in Europa, rendendo la space economy una realtà concreta e particolarmente significativa, in grado di attrarre le Regioni intorno agli sviluppi delle risorse messe a disposizione dal MISE. Ecco perché possiamo senza dubbio parlare di space economy in Italia e offrire al Paese l’opportunità di una propria space diplomacy, ovvero di coprire un ruolo significativo in quella dell’UE in ambito internazionale”.

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