Il risultato raddoppia, mentre la gestione operativa rallenta, il personale costa di più e il sostegno pubblico resta decisivo
Sette milioni e duecentomila euro di utile. Preso da solo, il numero racconta un anno eccellente. Ma appena si entra nel bilancio del CIRA, quella cifra comincia a cambiare faccia: la gestione ordinaria rallenta, il personale pesa di più e una parte del risultato arriva da contributi, proventi finanziari e fondi liberati.
I sindaci guardano meno all’utile e più a come nasce
Il Collegio sindacale parla di una «riduzione consistente del risultato operativo» e chiede una «reale stabilizzazione dei risultati gestionali prospettici».
Il bilancio ufficiale del CIRA e le relazioni degli organi di controllo confermano i 7,2 milioni di utile, ma mettono anche in fila le fragilità che accompagnano quel risultato.
Il sostegno dell’azionista resta indispensabile
È qui che il linguaggio dei controllori diventa più esplicito. Il Collegio definisce «determinante» il «costante supporto strategico ed economico-finanziario» dell’azionista di controllo e ricorda che MOL e ROL hanno beneficiato del contributo FOE erogato dal CNR.
Il contributo complementare utilizzato negli esercizi precedenti non risultava ancora confermato per gli anni successivi, mentre il finanziamento MUR era destinato a diminuire. In altre parole, il CIRA fa utile, ma una parte dell’equilibrio continua a poggiare sulla spalla pubblica.
Il personale costa oltre tre milioni in più
La spesa per il lavoro passa da circa 24,2 a 27,5 milioni di euro in un solo esercizio. Quasi il 14 per cento in più.
Più dipendenti possono portare nuove competenze e maggiore capacità di ricerca. Ma ogni assunzione aggiunge anche un costo fisso che torna puntualmente l’anno successivo. È un equilibrio che il centro di Capua conosce bene e che Stylo24 aveva già affrontato raccontando la gestione finanziaria del CIRA.
Anche titoli e fondi danno una mano all’utile
Il risultato finale beneficia pure dei proventi prodotti dal portafoglio finanziario e dei «significativi rilasci di fondi rischi ed oneri di diversa natura».
Sono voci perfettamente legittime, ma non equivalgono ai soldi incassati ogni anno con ricerca, contratti e servizi. Ed è proprio per questo che il Collegio chiede di rafforzare i ricavi da terze parti e di tenere sotto controllo le spese di struttura.
Poi ci sono i crediti, che devono ancora diventare soldi veri
Nei conti compare una quantità rilevante di somme ancora da incassare da amministrazioni pubbliche e programmi di ricerca. Tra queste figurano circa 9,9 milioni di crediti IVA maturati in più esercizi.
Avere un credito non vuol dire avere una perdita. Ma tra il diritto a incassare e il denaro disponibile sul conto corrente può passare molto tempo, soprattutto quando il debitore è una pubblica amministrazione.
Il CIRA non è in crisi, ma il vero test viene dopo
Il centro ha patrimonio, produce utili e il bilancio ha ricevuto un giudizio positivo. Anche il Bilancio di sostenibilità più recente del CIRA racconta un’attività di ricerca che continua a svilupparsi.
Il nodo indicato dai controllori sta altrove: quanto di quei 7,2 milioni potrà essere prodotto ogni anno dal lavoro ordinario del centro e quanto continuerà invece ad arrivare da contributi pubblici, rendimenti finanziari e voci che non si ripetono automaticamente.
È una domanda che Stylo24 aveva già incrociato raccontando il CIRA come modello aerospaziale campano. Oggi, però, a porla non è un osservatore esterno. Sono gli stessi numeri del bilancio.

















