Don Antonio Polese (deceduto nel 2016) e Adolfo Greco

Le intercettazioni relative a un presunto giro di soldi in nero, allegate all’inchiesta sull’area ex Cirio

Dall’informativa di polizia giudiziaria prodotta per l’inchiesta sull’area ex Cirio, emerge anche un presunto giro di soldi «in nero», argomentano gli inquirenti. Il 2 marzo del 2015 viene registrata una dazione, da parte di Adolfo Greco a Tobia Polese (alias don Antonio, o il boss delle cerimonie, deceduto a dicembre del 2016), di 50mila euro in contanti. Dal brogliaccio delle intercettazioni si evince come «i Polese partecipassero agli affari illeciti realizzati attraverso la società Mia Latte Srl con la complicità» di una sorta di intermediario (tale P.), sostengono gli investigatori. «Tobia (don Antonio) Polese chiedeva a Greco un’anticipazione su “quei soldi che noi dobbiamo avere …. da quello (P., ndr)” e successivamente “quei soldi che dovremmo avere dalla Mia Lat, no?”», è scritto nero su bianco nell’informativa. «Il riferimento – ipotizzano gli inquirenti – era certamente al denaro che “porta” P. La richiesta era di “10.000 euro” e Greco si rendeva disponibile a “dare più assai”. Greco affermava: “Non ci sta problema … quello poi ha fatto i bonifici, quando me li porta poi me li tengo… non ci sta problema”». Con questa ultima frase, è annotato nell’informativa in oggetto, Greco «forniva maggiori elementi sull’origine dei soldi a “nero”. L’elemento “bonifici”, verosimilmente, era da collegare ai pagamenti eseguiti da L. per conto della Mia Latte Srl nei confronti dei produttori a fronte delle fatturazioni mensili per le forniture di latte».

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Dall’attività investigativa emerge, dunque, che «Greco fosse disponibile ad anticipargli (a Polese) una cospicua somma di denaro che poi avrebbe trattenuto dalla quota spettante al Polese stesso, in ordine al denaro “portato” da P». «Da quanto assunto – sottolineano gli investigatori – emergeva chiaramente il coinvolgimento dei Polese, soci della Mia Latte Srl, nella vicenda degli incassi in “nero”.

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L’analisi dell’intera frase conduceva alla formulazione della plausibile ipotesi secondo la quale Greco, una volta effettuati i pagamenti del latte ai produttori, ne otteneva la restituzione di una parte. L’incasso di tali somme, in contanti, era curato da P. durante i suoi giri di raccolta del latte». Ma tornando alla somma, che – stando a intercettazioni ambientali (grazie alle microspie installate in casa di Greco, a Castellammare) – Greco manda a Polese nella giornata del 2 marzo 2015, si attesta sui 50mila euro. Dall’informativa emerge che a ritirare la somma è un familiare del boss delle cerimonie. «Greco determinava la somma da consegnare ai Polese, in 50mila euro e lo ribadiva al familiare di don Antonio, che ne prendeva atto. Quest’ultimo lo rassicurava dicendo: “Tengo i bottoni (presumibilmente del soprabito) chiusi. Non vi preoccupate”», è riportato nell’informativa.