Luigi Caiafa
Luigi Caiafa

La vita spezzata del 17enne tra il sogno di diventare pizzaiolo e i corsi di giardinaggio

di Fabrizio Geremicca

“L’ultima volta che ho visto Luigi è stato a Chiaiano giovedì scorso. Guardo ora una bella foto di lui che con una faccia sorridente gira le mele annurche. Ridevamo. Fu una bella giornata durante la quale scherzammo e parlammo un po’ di tutto, di amore e di amicizia”. Parole di Anna Opera, che lavora con la cooperativa Il Quadrifoglio e che ha conosciuto circa un anno fa Luigi Caiafa, il diciassettenne ucciso dalla polizia nella notte tra sabato e domenica mentre portava a segno una rapina con un complice ai danni degli occupanti di un’auto in via Marina.

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“Frequentava”, ricorda Opera, “il corso di giardinaggio destinato a minori, non solo di area penale, promosso e finanziato dalla Regione Campania. Ci si vedeva tre volte a settimane. Due uscite a Bagnoli, dove i ragazzi, sotto la guida di un giardiniere professionista, errano impegnati nella cura del verde di una piazza non lontana dalla stazione della Cumana. Un giorno a Chiaiano, in un’azienda che produce mele”. Non era il suo sogno quello di curare alberi e piante. “A me raccontava – prosegue l’operatrice –  che avrebbe voluto diventare un bravo pizzaiolo. Durante il corso, però, era sempre corretto, rispettoso, disponibile con gli altri. Lo so che potrà apparire strano, ma per come l’ho conosciuto io Luigi era un bravo ragazzo ed era molto delicato. Naturalmente non so fino a che punto l’ho conosciuto e quali altri aspetti avesse la sua vita al di fuori dei nostri incontri tre volte a settimana. Anche perché era piuttosto riservato. Non abbiamo parlato mai della sua famiglia. Qualche volta qualche chiacchierata sugli amori, questo sì”.

Luigi Caiafa
Luigi Caiafa

Per Opera e gli altri della cooperativa Il Quadrifoglio la morte di Caiafa “è una fallimento collettivo, da qualunque punto di vista si voglia inquadrare la vicenda. Al di là della esatta dinamica di quanto accaduto la notte tra sabato e domenica e senza tacere sul fatto che la responsabilità delle proprie scelte è innanzitutto individuale,  resta il fatto che è morto ammazzato un diciassettenne che era entrato giovanissimo nel circuito penale e che, nonostante iniziative e progetti, era tornato a commettere reati”. Nei prossimi giorni Anna proporrà al giardiniere che segue insieme a lei ed agli altri operatori i ragazzi come Luigi di piantare in ricordo di Caiafa un albero nella piazzetta di Bagnoli nella quale il diciassettenne, negli ultimi dodici mesi, si è trovato spesso ad usare gli attrezzi agricoli. “Un modo per illuderci forse – conclude – che nulla di irreparabile sia accaduto e che anche Luigi possa tornare a stare tra noi e con i suoi compagni di giardinaggio”.

Parole di pietà e di umanità che vanno oltre il dato di cronaca e le scelte sbagliate. Come, del resto, quelle di don Fabio e degli altri educatori del Don Bosco, i quali hanno conosciuto Caiafa da bambino e poi da ragazzino. “Ha frequentato – ricordano – il nostro centro diurno e la scuola Valdocco  per tre anni”. Raccontano  di una sua poesia – “Infinito è la mia speranza quando penso ai miei sogni mentre gioco a pallone” – e lo salutano con commozione: “Luigi, ti vogliamo ricordare semplicemente come un ragazzo che, giocando a pallone, insegue i suoi sogni”.

Samuele Ciambriello, il garante dei detenuti della Campania, chiede “giustizia e verità per Luigi. Vogliamo sapere cosa veramente sia successo e come sei morto. Ho ascoltato e letto parole surreali e fuori luogo”.

Luigi Caiafa
di Luigi Caiafa

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