Il latitante Renato Cinquegranella

Nel 2014 condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio del cutoliano Giacomo Frattini

La foto è in bianco e nero, datata, occhiali dalla montatura anni Ottanta, evidente calvizie, baffetti e sguardo torvo. Tutto sommato, però, all’apparenza, può dare l’impressione di essere un impiegato del Catasto. E invece è Renato Cinquegranella, camorrista nato a Napoli il 15 maggio del 1949 e inserito tra i cinque latitanti più pericolosi d’Italia. E’ al quarto posto nella speciale lista del Viminale, dopo Matteo Messina Denaro, Giovanni Motisi e Rocco Morabito. E’ ricercato dal 6 ottobre del 2002 per associazione per delinquere di tipo mafioso, concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi, estorsione ed altro. A partire dal sette dicembre del 2018, sono state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali.

Il padrino della Nco Raffaele Cutolo

Una figura emblematica della camorra partenopea, il 70enne è ritenuto originariamente legato alla confederazione della Nuova famiglia, quella che trova i prodromi nella Fratellanza napoletana, creata dall’ex re di Forcella, Luigi Giuliano. Con un unico obiettivo: annientare vertici, affiliati, fiancheggiatori e perfino simpatizzanti della Nco di Raffaele Cutolo. Cinquegranella, secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti, è coinvolto in due episodi registrati a Napoli nel 1982. Il primo è quello dell’uccisione di Giacomo Frattini, alias Bambulella.

L’omicidio di
Giacomo Frattini,
alias Bambulella

Il corpo del cutoliano fu ritrovato il 21 gennaio di 37 anni fa, in Via Pier delle Vigne. Era all’interno di una Fiat 500 familiare. Il cadavere del camorrista era avvolto in un lenzuolo: i killer dopo averlo ucciso gli avevano anche strappato il cuore dal petto, lo avevano decapitato e gli avevano tagliato le mani.

Giacomo Frattini alias Bambulella

Queste parti del corpo così orrendamente mutilate furono trovate in alcuni sacchetti di plastica lasciati all’interno dell’auto. Secondo le dichiarazioni dei pentiti della Nuova famiglia, l’omicidio di Bambulella (per il quale addirittura era stata proposta la crocifissione) era la vendetta della Nf per la strage del carcere di Poggioreale, eseguita dai killer della Nco, nei momenti concitati seguiti al sisma del 23 novembre del 1980. Stando a quanto riferito da alcuni collaboratori di giustizia, tra cui il già citato Luigi Giuliano, suo fratello Guglielmo e Maurizio Prestieri, il cuore dal petto di Frattini sarebbe stato ‘strappato’ da Paolo Di Lauro (allora 29enne) e dall’ex macellaio Aniello La Monica. Nell’ambito del processo per il barbaro omicidio del cutoliano, furono coinvolti tra gli altri, lo stesso Cinquegranella, Paolo di Lauro, Salvatore Lo Russo, suo fratello Mario; Luigi Vollaro, Luigi Giuliano e Pasquale Gatto.

A maggio del 2014, la Cassazione
ha confermato l’ergastolo
per Cinquegranella,
Paolo Di Lauro, Luigi Vollaro
e Raffaele Abbinante

Ma Cinquegranella, secondo gli inquirenti, negli anni Ottanta, sarebbe stato vicino anche ad alcuni esponenti delle Brigate Rosse, in particolare a quelli del commando che entrò in azione poco prima delle 17 del 15 luglio del 1982, in Piazza Nicola Amore, e trucidò il vicequestore Antonio Ammaturo e l’agente Pasquale Paola. Ammaturo si stava occupando di risolvere il mistero del rapimento di Ciro Cirillo. Messo a segno il blitz, i brigatisti si diressero, a bordo della Fiat 128 utilizzata per recarsi sul luogo dell’attentato (nei pressi della casa di Ammaturo), verso Forcella.

Il luogo dell’omicidio del vicequestore Antonio Ammaturo e dell’agente Pasquale Paola

La fuga si concluse poi a piedi, i sicari fecero perdere le proprie tracce, dileguandosi tra i vicoli del centro storico. Gli inquirenti non esclusero mai, con assoluta certezza, che proprio la camorra potesse aver offerto appoggio logistico al gruppo di brigatisti. Fatto sta che fa riflettere anche il contenuto di alcune dichiarazioni rese in aula dallo stesso Luigi Giuliano, passato poi a collaborare con la giustizia: io con le Brigate rosse, dopo l’omicidio di Antonio Ammaturo, ho fatto un casino. Ma in che modo Cinquegranella ha a che fare con il delitto Ammaturo? Secondo i magistrati, il 70enne avrebbe fornito appoggio ad alcuni terroristi del commando di Piazza Nicola Amore, ospitandoli nella sua villa di Castel Volturno.