Una delibera della giunta Iervolino, nel 2011, destinava l’ex deposito dell’Anm di Fuorigrotta a ospitare tram e filobus storici

di Fabrizio Geremicca

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Se ne parla da venti anni, ma finora è rimasta solo una idea. Il museo dei trasporti, che avrebbe dovuto accogliere almeno un modello degli autobus e dei tram che hanno percorso le strade di Napoli fino a qualche decennio fa, non si è mai concretizzato nonostante nella primavera 2011 la giunta Iervolino abbia approvato anche una delibera che destinava a questa funzione l’ex deposito di Anm di Fuorigrotta, quello in prossimità della stazione della Cumana. Mentre fa discutere il vincolo imposto dalla Soprintendenza su quattro tram originari degli anni Trenta, ma rivisitati e ristrutturati tra il 1978 ed il 1980 ed in pessime condizioni, che Anm aveva provato a vendere, la proposta di museo pare definitivamente cancellata dall’orizzonte. “Eppure – raccontano i promotori di quel progetto – tra il 1999 ed il 2004 una trentina di mezzi furono portati nel deposito di Fuorigrotta proprio con l’intenzione di realizzare una esposizione. Indicammo trenta vetture tra autobus e filobus. Alcuni di essi necessitavano di un restauro e revamping. Sono rimasti lì in abbandono. Peggio, sono stati vandalizzati da esterni che si sono intrufolati nell’impianto”.

Ne sono rimasti sette e versano in condizioni pessime. Tutti autobus costruiti tra il 1969 ed il 1980. Altri mezzi che sarebbero potuti entrare nel museo mai nato sono passati a Ctp. Tra essi un Fiat 306 Menarini del 1975 marciante, nel quale mancano solo i sediolini interni, e due filobus del 1963. Quanto ai tram, i 4 vincolati dalla Soprintendenza fanno parte di una flotta ben più ampia costruita negli anni Trenta e completamente trasformata quarant’anni fa. Solo i carrelli e le ruote sono dell’epoca della costruzione. Anm vorrebbe – ma il condizionale è d’obbligo alla luce del putiferio scatenato dal tentativo di venderne quattro – alienarne altri sette per la rottamazione. Diciotto sono sottoposti a rifunzionalizzazione che dovrebbe garantirne il ritorno sui binari. Tra essi il 959, che è stato denominato il tram dei desideri per la livrea realizzata da Nicolina Johnson, artista americana di New York la quale realizzò alcuni anni fa una livrea psichedelica. Ci sono, poi, i 22 Sirio acquisiti tra il 2002 ed il 2007 che sono quelli i quali attualmente garantiscono il servizio. Sono nel deposito di San Giovanni a Teduccio insieme al tram 1004 ed al tram 1029 i quali, in un ipotetico museo, sarebbero sicuramente i pezzi forti della collezione. Il primo, che fu già esposto a Città della Scienza nel 1998, fu costruito tra il 1930 ed il 1933 e fu ristrutturato tra gli anni Cinquanta e Sessanta. In origine era molto simile ai mezzi in circolazione a Milano, poi fu modificato per migliorare l’aerodinamicità. Storia analoga per il tram 1029, restaurato alcuni anni fa su iniziativa di un gruppo di appassionati cultori della storia dei trasporti, tra i quali Augusto Cracco, attualmente al timone della Ctp.

L’ex sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino

Realizzarono il lavoro le maestranze di Anm con a capo il tecnico Franco Cozzolino il quale – racconta chi partecipò al progetto – era un mago in questo genere di interventi e costruì alcuni pezzi nel giardino e nel garage di case. Un terzo tram costruito negli anni Trenta e rimodulato tra gli anni Cinquanta e Sessanta è il 961. L’idea dei fautori del museo era di utilizzarlo per mostrare al pubblico l’intelaiatura. Il tetto dei tre tram(1004, 1029 e 961) è come la chiglia di una nave rovesciata, con una struttura interamente in legno. Anm vendette nel 2009 la vettura 961 ad un’associazione di Torino che lo ha in carico e lo sta restaurando. Ironia della sorte, in Campania, precisamente nelle Officine San Leonardo.

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