martedì, Agosto 9, 2022
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Che fine hanno fatto i centri sociali a Napoli?

Insurgencia e Potere al popolo sono spariti dai radar

È dalla scorsa tornata elettorale che a Napoli aleggia un mistero. Ma che fine hanno fatto Insurgencia e Potere al popolo? Dopo il flop delle ultime amministrative non c’è più traccia di Eleonora De Majo, di Egidio Giordano, di Ivo Poggiani e degli altri «compagni». Eppure per 10 anni sono stati tra i più presenzialisti. Paginate di giornale sono state pubblicate per elogiare le virtù dell’ex assessore alla cultura. Le gesta di Ivo Poggiani, ex presidente della terza municipalità, avevano quel non so che di eroico a sentire i compagni di partito. A due mesi dalle elezioni di loro non c’è traccia.

Un declino, in verità, cominciato già nei mesi precedenti alla campagna elettorale allorquando Giggino de Magistris «silurò» Eleonora De Majo scegliendo Alessandra Clemente come sua delfina e futura candidata a sindaco di Napoli. Decisione che fece andare su tutte le furie l’assessore del popolo con il B&b. Al punto che la punta di diamante di Insurgencia provò ad elemosinare un posto al sole al candidato dell’élite napoletana di centrosinistra Gaetano Manfredi. Loro, un movimento nato dal basso e per il popolo, chiese spazio all’alta borghesia napoletana.

La fine della «revolution»

Per non esser tagliati fuori dalla vita amministrativa partenopea, e per conservare una poltrona, il magnifico duo Poggiani-De Majo provò il colpo gobbo e l’ex presidente della terza municipalità si appellò a quello che era il futuro sindaco di Napoli sconfessando la visione rivoluzionaria e appoggiando i partiti tradizionali al grido di «Viva Manfredi», partiti che fino al giorno prima osteggiava.

Peccato però che l’ex rettore non li ha voluti al suo fianco e, oggi, 7 dicembre, Insurgencia e co. sono finiti nel dimenticatoio. Un discorso che a grandi linee può valere anche per Potere al Popolo. La differenza tra i due movimenti è che Pap alle scorse elezioni ha appoggiato Alessandra Clemente ottenendo solamente l’1.33% dei voti (4358 preferenze). Un bottino veramente magro. La loro vicenda narra ancora una volta come a Napoli le esperienze di costruzione di democrazia dal basso non hanno futuro se a porre le basi non sono persone con un pregresso ben strutturato.

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