Tutto pronto per la seconda edizione di The Real Housewives di Napoli

Ennesimo attacco all’essenza partenopea, e la politica (colpevolmente) tace e… acconsente

di Giancarlo Tommasone

Tutto pronto per la messa in onda (da questa sera, in esclusiva su Discovery+) della seconda serie di The Real Housewives di Napoli, un format annunciato come docureality, che porta in scena sette ladies, che, nelle intenzioni, dovrebbero rappresentare la upper class partenopea. Però, (se dovesse essere seguita la linea della prima edizione) la cosa si riduce a una sorta di pantomima, o di sceneggiata – se più vi aggrada il termine – fatta di testimonianze che scivolano nel trash, e che, saturate a dovere, restituiscono una immagine completamente distorta, da macchietta, di quello che dovrebbe essere il ceto più elevato della società partenopea.

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Protagoniste della serie, imprenditrici, blogger, professioniste, sedicenti profonde conoscitrici di costumi, trucchi, tacchi a spillo, ritocchi estetici, lusso e mondanità, e anche due esponenti della nobiltà napoletana. Appunto, la nobiltà, rappresentata nell’occasione da Januaria Piromallo Capece Piscicelli di Montebello dei duchi di Capracotta e Maria Consiglio Visco Marigliano del Monte. Anche se, in una città dalla storia che si estende per circa tre millenni, la nobiltà che ha contribuito a farla grande, come le esponenti di storiche famiglie, sono qualcosa di estremamente diverso rispetto a quanto proporrà la serie.

Assistere alle sterili liti, alle problematiche, alle vicende di «reali casalinghe» (?) napoletane, non è per niente edificante, e, lo ribadiamo «offende» la napoletanità, nel senso più puro ed essenziale del termine. Napoletanità che era già stata svilita (e continua ad esserlo) con un altro format trash, Il boss delle cerimonie, che dà in pasto ai telespettatori immagini completamente farsesche, volgari, rispetto a quanto si verifica nella realtà, durante i banchetti per cerimonie che si svolgono a Napoli.

A questo punto c’è da chiedersi: per quale recondito motivo, la nostra città è diventata obiettivo di una tale campagna che definiremmo denigratoria, in senso stretto? Chi ha interesse a proporre una immagine così trash del capoluogo partenopeo? Perché per l’edizione italiana di The Real Housewives, le case produttrici non hanno scelto, Roma, Milano o Torino, e i relativi personaggi da macchietta? L’attacco all’essenza partenopea, tra l’altro, si consuma da anni nel silenzio complice della politica.

Da sedicente strenuo difensore della napoletanità nel mondo, ci saremmo aspettati da Luigi de Magistris (che vogliamo ricordarlo, ha istituito lo sportello Difendi la città) una presa di posizione forte contro programmi che attentano all’immagine di Napoli nel mondo. Stessa cosa dicasi per la Regione Campania, che addirittura, quattro anni fa è finita al centro delle polemiche per sovvenzionamenti al Castello delle Cerimonie 2 (sequel della trasmissione ambientata alla Sonrisa, e che vedeva protagonista don Antonio Polese).

Il consigliere Francesco Emilio Borrelli, allora componente della Commissione cultura, sulla questione, presentò una interrogazione consiliare per capire «se i 73.749 euro concessi alla B&B Film per il progetto Il Castello delle cerimonie 2 (fossero) effettivamente stati usati per realizzare quella trasmissione in cui sono stati protagonisti personaggi legati alla malavita».

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