La ragazza ha denunciato: abusata a casa dell’insegnante

Da giorni, quando il caso è stato reso pubblico, attraverso articoli di stampa, all’Accademia di Belle arti di Napoli, non si parla di altro. Ma nei corridoi, nelle aule e di rimbalzo sui social, la vicenda viaggiava da mesi. E’ il caso di presunte minacce e molestie sessuali che un docente avrebbe effettuato nei confronti di una studentessa di venti anni (30 in meno del prof). L’esposto presentato dalla giovane ha fatto aprire un fascicolo di inchiesta, e ha portato a indagare (azione di prassi) il professore. La vicenda si arricchisce di particolari giorno dopo giorno. Un video messo in rete, pubblicato su YouTube (riporta l’edizione odierna de Il Mattino, nell’articolo a firma di Leandro Del Gaudio), creato con il collage di messaggi (anche audio) scambiati nelle chat tra i due protagonisti della storia, sarebbe stato on line per molti giorni, incassando migliaia di condivisioni, prima di essere cancellato. Nel frattempo spunta un’altra «testimonianza», è quella di una docente dell’Accademia, che come riporta il Corriere del Mezzogiorno (nell’articolo di Fabrizio Geremicca), nella chat di un gruppo di professori, scrive: «Ha rivolto proposte insistenti anche a me, e fui costretta a segnalarlo al direttore», l’episodio risalirebbe a qualche anno fa. E si riferisce, secondo quanto è stato ricostruito, proprio all’insegnante coinvolto nella vicenda della relazione con la studentessa. Parallelamente alle indagini, però, c’è da segnalare che questo caso corre molto più velocemente sui social e su WhatsApp. La vicenda è ormai nota, al centro la relazione tra il prof e la studentessa. Quest’ultima, nel corso di una videointervista realizzata da Fanpage, ripresa di spalle e con la voce camuffata, ha denunciato di essere stata «abusata a casa del prof, e di essere stata soggiogata dal docente». Il prof naturalmente si difende, i legali hanno presentato all’attenzione del pm che si occupa del caso, un centinaio di messaggi, estratti dalle chat intercorse tra i due protagonisti della liaison. La relazione era consenziente, lo ha ammesso anche la studentessa, è cominciata a settembre scorso ed è andata avanti per circa due mesi. Poi l’interruzione. Nei messaggi consegnati dalla difesa del docente, anche quello che secondo i legali, sarebbe indicativo del fatto che a fare il primo passo sarebbe stata la studentessa, che avrebbe inviato un emoticon con una faccina al prof. Questi, a sua volta, avrebbe risposto con un punto interrogativo. Uno su tanti, troppi interrogativi di questa storia. Lunedì scorso, gli avvocati del prof hanno inoltre chiesto di anticipare la data per il backup del materiale informatico che si trova sul cellulare della studentessa, telefonino che da dieci giorni è nelle mani degli inquirenti.