giovedì, Gennaio 27, 2022
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Cessione Newcastle, Amnesty International scrive alla Premier

L’accordo, non ancora ufficializzato, porterebbe all’acquisizione dell’80% delle quote dei Magpies da parte del fondo del principe saudita Mohammed bin Salman, sulla base di circa 300 milioni di sterline

di Stefano Esposito

Dopo aver già lanciato l’allarme sull’ipotesi di un passaggio di proprietà al fondo sovrano dell’Arabia Saudita, ora Amnesty International si muove e scrive direttamente alla Premier League in merito alla probabile cessione del Newcastle

L’organizzazione ha chiesto che il massimo torneo inglese esamini a fondo le violazioni dei diritti umani nel Paese prima di dare l’ok all’acquisto del club inglese. Come noto, il fondo si prepara a entrare nel club per sostituire Mike Ashley, con un’offerta da 300 milioni di sterline.
“La Premier League rischia di diventare lo zimbello di coloro che vogliono usare il glamour e il prestigio del calcio inglese per coprire azioni profondamente immorali, in violazione del diritto internazionale e in contrasto con i valori della Premier League e della comunità calcistica globale”, ha scritto Kate Allen, direttore di Amnesty International, all’amministratore delegato della Premier League Richard Masters.

Il riferimento di Amesty va in particolare all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, sul quale un’indagine delle Nazioni Unite ha trovato “sufficienti prove credibili riguardanti la responsabilità del Principe ereditario (Mohammed bin Salman) che richiedono ulteriori indagini”.

Come riporta “AP News”, la Premier League può bloccare nuovi proprietari se “secondo la ragionevole opinione del consiglio di amministrazione” si può stabilire che “si sono comportati fuori dal Regno Unito” in modi che avrebbero comportato una condanna in UK, se le azioni fossero state messe in atto nel Paese.

“Il Principe ereditario ha utilizzato eventi sportivi e personalità come mezzi per migliorare la reputazione nel Regno in seguito al raccapricciante omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, che si ritiene abbia avuto luogo con la sua approvazione.
Tali associazioni positive con eventi sportivi distolgono anche l’attenzione dalla spaventosa questione dei diritti umani in Arabia Saudita, tra cui la detenzione e la tortura delle donne che si battono in difesa dei diritti umani”, ha concluso Allen.

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