Il Tribunale di Napoli Nord

Durante l’udienza di martedì scorso ad Aversa

Lo scontro verbale è stato serrato tra il professor Vincenzo Maiello e il presidente della Corte, Francesco Chiaromonte. Alla fine del dibattito, e quando gli avvocati hanno dichiarato di abbandonare la difesa, il presidente, sottolineando che in 25 anni non si era mai trovato davanti a una circostanza del genere, si è ritirando recitando queste parole: «Allora, gli imputati non si allontanino per favore, perché il Tribunale, o meglio facciano quello che ritengono… il Tribunale non ha ancora chiuso l’udienza, adesso ci ritiriamo in Camera di Consiglio, vediamo quali sono le conseguenze processuali di questa scelta dei vostri difensori». Martedì scorso, Tribunale di Napoli Nord, sede di Aversa, si sta celebrando il processo che vede imputati, tra gli altri, gli imprenditori Raffaele e Aniello Cesaro (fratelli del senatore azzurro, Luigi, prosciolto in questo procedimento), accusati di concorso esterno in associazione mafiosa.

Lo scontro tra difensori
e presidente del collegio giudicante
innescato dall’eccessiva compressione
dei tempi del processo

All’ultima udienza, quella di martedì scorso, appunto, gli avvocati dei sei imputati hanno deciso di abbandonare la difesa per protesta. Il procedimento, nelle intenzioni del presidente Chiaromonte dovrebbe concludersi entro la metà di febbraio. Chiaromonte è stato trasferito al Tribunale di Sorveglianza, dove dovrebbe prendere servizio proprio il prossimo mese. Ciò ha comportato che al processo, siano state calendarizzate tre udienze a settimana per sentire 130 testi, mentre con decreto emesso dal presidente del Tribunale di Napoli Nord, Elisabetta Garzo, su richiesta della coordinatrice dei collegi penali, Domenica Miele, è stato disposto che i componenti del collegio del processo Cesaro – nelle date in cui il processo è calendarizzato – siano esonerati dallo svolgimento delle funzioni di giudice monocratico e delle relative udienze. Il decreto ha innescato la protesta dell’avvocato Vincenzo Maiello, difensore dei fratelli Cesaro, che ha parlato di «processo speciale», con «un florilegio di violazioni dei diritti della difesa». «Allora, innanzi ad una inesistente ragione normativa di determinare un’accelerazione dei tempi di trattazione di questo processo – ha argomentato il professor Maiello – noi riteniamo che si sia aperta la falla per una mortificazione eclatante dei diritti della difesa e della dignità dell’attività del difensore, che è intollerabile. Per queste ragioni, noi abbandoniamo la difesa e quindi non partecipiamo allo svolgimento di questo processo, che riteniamo paradigmatico di un oscurantismo nella gestione dei diritti. Mentre noi andiamo e stiamo in Europa, che è la civiltà dei diritti fondamentali, noi qui stiamo centrando la morte di un processo che tutela i diritti fondamentali. Quindi io abbandono la difesa».

ad

Le fasi più accese
dello scontro
tra il professor Maiello
e il presidente Chiaromonte

Poco prima i toni del confronto erano stati ancora più accesi. «Riteniamo che in più momenti – aveva infatti detto Maiello – attraverso una molteplicità di comportamenti, il Tribunale non abbia tenuto quella equidistanza che appartiene al corredo della imparzialità giurisdizionale. Quello che tuttavia…», si era interrotto Maiello. Che aveva notato il sorriso sul volto del presidente Charomonte. «Lei sorride, anche il sorriso. No, lei sorride…». Al che Chiaromonte aveva risposto: «Avvocato Maiello, lei parla ed io faccio quello che mi pare sulla mia faccia». «No, lei non fa! Lei non fa…», aveva ribattuto Maiello. «Lei dica le cose che vuole, la mia faccia fa quello che mi pare», la secca risposta del presidente della Corte. «No, lei non fa quello che gli pare, perché lei è il presidente di un Tribunale e non il monarca», aveva sottolineato Maiello. E Chiaromonte aveva replicato: «Ed io non sono il monarca, lei sta parlando della mia imparzialità… ed io sorrido di fronte a queste osservazioni». Si va avanti per qualche altro minuto.

Prendono la stessa decisione
di Maiello, anche gli avvocati
Trofino, Sanseverino,
Briganti, Della Pietra e Marra

Poi esternano la decisione di abbandonare la difesa degli imputati, anche gli avvocati Trofino, Sanseverino, Briganti, Della Pietra e Marra. Il professor Maiello è tornato sui tempi stretti del procedimento. «Come si fa a sentire 130 testi e a prevedere la requisitoria del pm e le arringhe di 10 difensori entro il 15 febbraio?», si chiede. L’avvocato, docente di Diritto penale all’Università Federico II di Napoli, conferma anche per l’udienza in programma oggi, la decisione di abbandonare la difesa annunciata lo scorso martedì. «Al momento – afferma il legale – non ci sono le condizioni per riprendere la difesa. Il Tribunale non è sereno. I difensori d’ufficio nominati chiederanno i termini a difesa, poi si vedrà». «Peraltro – prosegue Maiello – non c’è alcun motivo per questa eccessiva accelerazione del processo, visto che anche se Chiaromonte va via ed al suo posto arriva un altro presidente, il processo non deve ripartire da capo. Inoltre i termini delle misure cautelari scadono a maggio 2021, per cui non c’è il rischio che gli imputati (i fratelli Cesaro sono ai domiciliari) possano tornare liberi».

Il processo è partito
a dicembre del 2017

Il processo nei confronti dei fratelli Cesaro è partito nel dicembre 2017, ma è subito finito nell’occhio del ciclone, per l’astensione, avvenuta nel febbraio 2018, del primo presidente del collegio, Giuseppe Cioffi, dopo alcuni articoli di stampa nei quali veniva indicato come partecipante ad una convention di Forza Italia, partito di Luigi Cesaro. «I fratelli Cesaro non sono politici – ha tenuto a sottolineare l’avvocato Maiello, cosa che aveva già fatto martedì durante il confronto con Chiaromonte – ed il loro fratello senatore è stato prosciolto. La verità è che il Tribunale, proprio a causa della campagna mediatica, non è sereno, per questo vuole concludere presto. Ma non può farlo a scapito dei diritti di difesa».

Riproduzione Riservata