Il boss degli Scissionisti, Cesare Pagano

La vigilanza del clan degli Scissionisti

di Giancarlo Tommasone

La sorveglianza è un fattore importantissimo per i boss, per non incorrere nei controlli delle forze dell’ordine, men che mai mentre si sta partecipando a un summit di camorra. Cesare Pagano, uno dei capi degli Scissionisti (e all’epoca latitante), aveva fatto installare un citofono «dedicato», tramite il quale essere avvisati e tagliare eventualmente, la corda. La circostanza emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Pica, nel corso di una deposizione resa il 27 febbraio del 2009. Deposizione allegata all’informativa di polizia giudiziaria The Seven Towers (che sta a indicare i ‘Sette Palazzi’). «Riconosco in foto i fratelli Bastone. Sono due giovani che abitano nel Lotto G e prima di entrare nel clan Amato-Pagano, facevano passaggi di cocaina forniti da Pierino Licciardi, ossia il figlio di Gennaro ’a scigna. Poi sono passati con gli Scissionisti e sono divenuti persone di fiducia di Cesare Pagano».

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Secondo quanto fa mettere a verbale il pentito, «i fratelli Bastone procurarono (a Pagano) gli appoggi, ossia le case, nel Lotto G dove noi ci riunivamo. Inoltre facevano anche la vigilanza». E relativamente a questo ultimo tipo di mansione, Pica racconta che «Cesare Pagano fece istallare un citofono collegato alla casa nel Lotto G dove noi ci riunivamo. Quando sopraggiungevano le forze dell’ordine uno dei fratelli Bastone, o altri giovani affiliati bussavano al citofono e ci avvertivano. Noi a quel punto non abbandonavamo subito l’abitazione ma tentavamo di capire se venivano da noi o se era un normale giro di perlustrazione». Antonio Pica spiega pure che ai summit, ci si andava senza armi. «Sulle case dove ci riunivamo nel Lotto G, non portavamo armi, ma i ragazzi che facevano le vedette sotto al palazzo erano armati. Sia io che mio cugino andavamo sempre disarmati. Che i fratelli Bastone si occupassero di questi aspetti della sicurezza del Lotto G, mi fu confermato dal fatto che un giorno che il citofono si ruppe, Casarino (Pagano, ndr) disse ai Bastone di farlo aggiustare, in quanto erano loro che conoscevano la persona che lo aveva istallato», dichiara il collaboratore di giustizia.