domenica, Novembre 28, 2021
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L’esercito di Raffaele Imperiale: 40 narcos tra Spagna, Brasile e Italia

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Tra i 400-430 mila euro al mese per gestire le «spese» del gruppo

Raffaele Imperiale, superlatitante e narcotrafficante internazionale, può contare su un piccolo esercito dislocato tra la Spagna, il Brasile, Napoli e la provincia. Quaranta persone che potrebbero benissimo rappresentare un clan. Anche da questo deriva la forza di uno dei trafficanti di droga più in «voga» del momento e numero 5 tra i ricercati di massima pericolosità dell’elenco del Ministero dell’Interno. La «potenza» di Lello di Ponte Persica emerge da dall’interrogatorio del 16.12.2014 di Carmine Cerrato alias «Takendò» degli Amato-Pagano.

Cerrato nel corso delle dichiarazioni ricostruisce la struttura organizzativa di Imperiale dislocata tra Spagna, Brasile, Poggiomarino e Fuorigrotta e che poteva contare su ben 30-40 persone, capeggiate dallo stesso Raffaele e Mario Cerrone, con cui riforniva di stupefacenti i cosiddetti «scissionisti». Del gruppo facevano parte anche Enzo Scarpa e Vincenzo Aprea detto «il Magliaro».

«Eravamo lenti a smaltire la cocaina, ci sollecitavano ricordandoci che zia Rosaria era più veloce»

«Voglio dire – afferma Carmine Cerrato – che a detta dei 2 loro avevano un gruppo formato da 30-40 persone che lavoravano per loro con base in Spagna, Brasile, Poggiomarino e Fuorigrotta». Un gruppo così potente che i clan non ce la facevano a piazzare la «roba» prima che dell’arrivo di un nuovo carico. «Infatti, quando, come ho già detto, durante la faida, eravamo lenti a smaltire la cocaina, loro ci sollecitavano, ricordandoci che zia Rosaria era più veloce, dicendo che avevano anche loro spese simili alle nostre cioè 400-430 mila euro al mese».

Takendò però chiarisce di non aver mai conosciuto di persona Vincenzo Scarpa. «Non l’ho mai visto – aggiunge -; di lui mi hanno parlato Cerrone e Vincenzo Iorio, nel senso che loro dissero a me e a Mariano che tale Scarpa Vincenzo, non ricordo avesse un soprannome, gli aveva fregato le rotte della droga, per cui si erano presi i loro clienti». Un particolare che emerge da un discorso fatto «nel maggio 2012, quando noi del clan (Amato-Pagano, ndr) ci siamo resi conti che a Napoli si vendeva la cocaina ad un prezzo inferiore di 2-3 punti a quello che la Vinella acquistava da noi. Questa situazione non poteva trovare spiegazione logica, in quanto noi eravamo gli acquirenti in esclusiva dei narcotrafficanti ed eravamo quelli più ricchi tra i clan napoletani».

«Vincenzo Scarpa si era rubato rotte, fornitori e clienti»

Una situazione che rischiò di degenerare. «Molto innervositi – racconta Cerrato – chiedemmo al Cerrone spiegazioni, che come era solito, si accompagna va a Vincenzo (Iorio, ndr). Il Cerrone apostrofando con epiteti assai volgari, il Vincenzo Scarpa, diceva che era tutta colpa sua, che si era rubato rotte, fornitori e clienti e che loro non riuscivano a prenderlo perché era fisso in Africa e faceva gestire il trasporto della cocaina ai suoi nipoti». A detta del Cerrone, Scarpa «sapeva tutte queste cose perché aveva lavorato per lui ed Imperiale».

«Noi Amato-Pagano ne abbiamo avuto conferma del comportamento di Scarpa, in via indiretta per il tramite della Vinella, nel senso che la Vinella ci portò una SMART grigio chiaro, che loro ci portavano quota e noi gli davamo carica di cocaina; noi scoprimmo che l’auto era intestata ad uomo giocane a nome Scarpa Vincenzo. Di ciò non chiedemmo spiegazione, ma capimmo benissimo che la vinella si caricava di droga a prezzi migliori proprio da questo Scarpa».

Un affronto che poteva costare molto caro. «A quel punto io e Mariano dicemmo al Cerrone se fosse il caso di uccidere questo Scarpa, lui rispose che ne doveva parlare con Imperiale». La risposta arrivò poco tempo dopo. «Ci disse che non era il caso, in quanto stava per essere scarcerato il loro contatto diretto in colombia e tutto sarebbe ritornato come ai vecchi tempi ossia prezzo molto basso e avremmo sbancato» conclude Cerrato.

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