giovedì, Settembre 29, 2022
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Centri sociali e tributi evasi: i tabù del professor Manfredi

L’ex rettore evita accuratamente argomenti “sensibili” che potrebbero creare fibrillazione nella sua variegata coalizione

di Mauro Della Corte

Più avanza la campagna elettorale del candidato sindaco Gaetano Manfredi e più cresce il carrozzone che Movimento 5 Stelle e Pd stanno mettendo a disposizione dell’ex ministro. Un’armata che alle prossime consultazioni potrà contare su candidati dalle molteplici peculiarità, fedi politiche e provenienze sociali. Una varietà però che già da mesi sta costringendo Manfredi a «bannare» dai propri discorsi alcuni argomenti diventati tabù.

Ed è così che da mesi non spende una parola (in verità lo ha fatto solo una volta in un rapido passaggio e stuzzicato dal «nemico» Maresca) sull’occupazione abusiva degli immobili che fanno parte del patrimonio comunale. Alla base della scelta di non parlarne, c’è una duplice motivazione. Già quando era rettore della Federico II, infatti, aveva «tollerato» l’occupazione di parte dello storico edificio dai centri sociali di «Mezzocannone occupato». Addirittura in un’occasione ci tenne a precisare: «I centri sociali non vanno criminalizzati».

Ma Manfredi ci vede lungo, si sa, e sapeva benissimo che sorvolando sull’occupazione abusiva poteva ottenere un altro vantaggio: l’appoggio dei centri sociali alla sua candidatura. Finito l’«amore» con il movimento arancione, infatti, i centri sociali hanno cercato un nuovo riferimento politico. E chi poteva essere se non l’ex rettore? A spiegarlo c’ha pensato anche il presidente della III Municipalità Ivo Poggiani, esponente del gruppo «Insurgencia» che la settimana scorsa ha ufficializzato la voglia di convogliare sul candidato sindaco targato Pd-M5S, avvenimento singolare visto i ripetuti screzi tra Insurgencia e il governatore De Luca, leader dem.

La ribellione dei centri sociali a «tarallucci e vino»

L’ingresso nello schieramento di Sergio D’Angelo, inoltre, ha portato definitivamente dalla parte di Manfredi quei «ribelli» che ancora resistevano alle lusinghe del centro sinistra e dei partiti tradizionali. Risultato? La ribellione è finita «tarallucci e vino». Giova anche ricordare che poco più di un mese fa Manfredi aveva risposto a muso duro al segretario metropolitano Sarracino che aveva chiesto di aprire la coalizione ai centri sociali e all’estrema sinistra. In quel caso Manfredi affermò: «Sulle alleanze decide il candidato». Guarda caso, il candidato ha scelto per il «tutti in carrozza».

Una campagna elettorale dunque piena di «vuoti», anche su temi importanti che andrebbero approfonditi per risolvere i problemi di Napoli. Altro vuoto significativo infatti è rappresentato dall’evasione del pagamento dei tributi comunali che nella cittadina partenopea (ma anche in buona parte dell’Italia per la verità) fa segnare livelli record. Perché Manfredi non ne parla e non spiega come poter recuperare denaro che potrebbe risultare una manna dal cielo per gli uffici di Palazzo San Giacomo? Forse perché l’università Federiciana, fino a poco fa guidata dal candidato dem-5Stelle, deve decine di milioni di euro al Comune di Napoli: da circa 10 anni infatti, l’Ateneo non paga la Tari. Una parola sull’argomento potrebbe rivelarsi notevolmente controproducente. Quindi, tutti zitti e acqua in bocca.

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