Così si comportavano gli pseudo rivoluzionari

Sono cinque i componenti del Caab (acronimo che sta per Comitato autonomo abitanti Barona, quartiere di Milano) finiti nella rete degli inquirenti, in seguito a una inchiesta condotta dalla Digos meneghina su mandato della Procura della Repubblica. Per essi è stato disposto il divieto di dimora nel capoluogo lombardo e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Sono tutti appartenenti a una sigla no-global (tra essi c’è anche un giovane napoletano, il 21enne Stefano Grieco), all’apparenza impegnata nel dare sostegno a chi non aveva casa, ma nei fatti esponenti di un centro sociale, che dietro la «scusa» dell’occupazione abusiva di alloggi popolari per «missione sociale», scendeva in piazza per contrastare le iniziative per lo sgombero messe in campo dalle forze dell’ordine. Vista così sembra una delle tante attività normali portate avanti dagli antagonisti (a Milano, come nel resto d’Italia), ma non era per niente in questo modo che andavano le cose.

Dalle indagini emerge che gli pseudo rivoluzionari
sequestrassero i documenti di identità
agli inquilini degli alloggi popolari
occupati abusivamente

Prima di tutto perché, come emerso dalle indagini, i cinque per «assegnare» una abitazione a chi era in difficoltà, esigevano dei soldi, e poi perché gli occupanti che si rifiutavano di effettuare attività a favore del centro sociale, finivano per essere picchiati, bastonati, e dovevano lasciare i documenti di identità a coloro che avrebbero dovuto aiutarli. E’ il caso di un cittadino marocchino di 43 anni, che per vivere in un appartamento fatiscente (al piano rialzato di Via Lago di Nemi), sarebbe stato costretto a cedere ai 5 la somma di 1.500 euro. E non solo, visto che l’uomo, che svolge un lavoro che lo occupa dalle 3 di notte fino alle 4 del pomeriggio, era impossibilitato a compiere azione di volantinaggio, a partecipare a cortei antisgombero e alle riunioni sulle iniziative che il centro sociale avrebbe dovuto mettere in campo, è stato vittima di una vera e propria spedizione punitiva.

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La spedizione punitiva
ai danni del 43enne
di origine marocchina

Spedizione che riporta alla memoria quelle di stampo fascista, ma che nel caso, sottolineano gli inquirenti, è stata condotta da sedicenti esponenti dell’ultrasinistra militante. Tre degli indagati, il già citato Grieco, Enrico Basset (milanese di 25 anni) e il romeno Dan Lucian Costantin (26 anni), rispondono dell’aggressione perpetrata lo scorso 19 settembre ai danni del 43enne. Gabriella Brahimi (28enne di Civita Castellana, in provincia di Viterbo), invece avrebbe siglato numerose minacce (inoltrate anche attraverso WhatsApp) nei confronti degli inquilini (delle case occupate) che non si impegnavano nella lotta a sostegno del progetto del Caab. Infine, un angolano di 23 anni, Sebastian Clemente Nazenze, è accusato di essere l’operativo del comitato, quello che sfondava le porte degli appartamenti sfitti e ne faceva prendere possesso agli pseudo rivoluzionari. Nel caso dell’aggressione al 43enne marocchino, sottolineano gli investigatori, a difesa dell’uomo avrebbe provato e intervenire una sua connazionale di 33 anni, anche lei residente in un alloggio abusivo.

Botte anche
a una donna incinta

La donna, al sesto mese di gravidanza, secondo quanto è emerso dalle indagini, sarebbe stata successivamente rintracciata e picchiata davanti ai due figli piccoli. Il gruppo, argomentano gli investigatori, avrebbe minacciato di morte gli inquilini riottosi (a prendere parte alle iniziative del Caab) e avrebbe sequestrato i documenti di identità dei malcapitati migranti, che si erano illusi di ricevere aiuto da parte di persone che si sono rivelate poi tutt’altro che amici disinteressati, e rivoluzionari impegnati in un progetto sociale.

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