Alessandro Pico

di Giancarlo Tommasone

L’attacco è frontale da parte di Federmar, che non lesina critiche nei confronti di Confitarma, dei suoi vertici, dei sindacati confederali  e dell’armatore Manuel Grimaldi. Al centro della querelle c’è sempre il numero dei marittimi italiani e comunitari imbarcati sulle unità navali, che il sindacato considera esiguo.

Lo spunto è fornito
da Stefano Messina,
presidente AssArmatori
(che raccoglie coloro
che si sono allontanati
da Confitarma,
tra cui Vincenzo Onorato)
«Messina ha proposto un censimento
dei marittimi italiani al fine di aumentarne
le possibilità occupazionali, riformando
il settore e facendo una mappatura
seria
della domanda e dell’offerta»,
riporta Federmar

Stefano Messina, presidente AssArmatori

Finora, sottolinea il sindacato, le altre iniziative messe in campo, hanno sortito risultati alquanto deludenti. «Nel 2006 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica numero 231, sulla nuova disciplina per il ‘Collocamento della Gente di Mare’, recante tutta una serie di innovazioni mirate a monitorare la categoria ed a gestire il mercato del lavoro marittimo», dichiara ancora, attraverso la nota, il segretario generale Federmar, Alessandro Pico.

L’armatore Vincenzo Onorato

«Purtroppo – continua – anche questa riforma, come d’altronde quasi tutte quelle che riguardano i marittimi, è abortita con il risultato, come confermato dal presidente di Assarmatori Messina, che quando si parla di questi lavoratori si parla di numeri sparati a caso».

La responsabilità del «fallimento»
di suddetti tentativi sarebbe da ascrivere,
secondo Federmar, in primo luogo
ai ministeri competenti,
vale a dire Lavoro e Trasporti

«Responsabili» di non aver dato corpo all’atto legislativo. Ma non sarebbe esente da responsabilità «Confitarma, che – è scritto nero su bianco nel documento siglato da Pico – ha sempre osteggiato ogni riforma del mercato del lavoro marittimo con l’obiettivo di consentire l’imbarco, sulle navi dei propri associati, di lavoratori extracomunitari lasciando a terra quelli italiani».

Ce n’è pure per i sindacati di categoria della triplice (Cgil, Cisl e Uil)

Che secondo Federmar, in materia di imbarchi avrebbero sempre appoggiato Confitarma e l’armatore Manuel Grimaldi. Anche le Capitanerie finiscono al centro delle critiche di Federmar: «In barba alle nostre richieste – anche di acceso agli atti – non effettuano i dovuti controlli sulla nazionalità degli equipaggi imbarcati sulle navi in servizio di cabotaggio continentale, insulare e transnazionale così previsti dall’articolo 9, comma 3, del decreto legislativo 221 del 2016 (Cociancich), tant’è vero che sulle navi Grimaldi continuano ad essere imbarcati lavoratori extracomunitari».

Federmar: mancati controlli da parte delle Capitanerie

Il gruppo Grimaldi, forte di una flotta di oltre 100 navi, secondo il segretario generale Federmar, Alessandro Pico, starebbe cercando «di contrastare una italiana concorrenza servendosi di equipaggi extracomunitari per il 65%, i quali coi loro bassi stipendi contribuiscono a risanare i circa 3 miliardi di debito (bilancio 2016)».

Manuel Grimaldi

«E’ convincimento di questa organizzazione sindacale che se il sindacato confederale avesse pensato meno alle poltrone nella gestione dei porti e della logistica e fossero state realizzate le varie riforme proposte negli anni, non ci sarebbe stato bisogno di alcun “Cociancich”, perché il mercato del lavoro marittimo di questo Paese sarebbe stato governato con benefici sia per i lavoratori italiani che per quelli extracomunitari e quindi anche per le aziende», sottolinea Federmar.

La richiesta al Governo

Infine l’appello al nuovo Governo: «E’ auspicio che in materia di occupazione marittima si dimostri (il Governo) più sensibile di quelli che lo hanno preceduto e nel caso qualcuno intenda delocalizzare la bandiera delle navi  verso altre europee più comode, ben venga l’applicazione degli articoli 4 e 5 del decreto per la ‘Dignità dei Lavoratori e delle Imprese’ del 2 luglio 2018».

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