Sono tra i cellulari più diffusi al mondo. Negli ultimi anni si è registrato un boom di apparecchi di fabbricazione orientale venduti anche sul territorio nazionale. La commercializzazione è stata spinta da una campagna di multi level marketing con pochi precedenti. Affidabili, performanti, dal costo contenuto, molto curati nell’estetica. Ma anche molto labili per quanto riguarda la sicurezza e la privacy. Almeno secondo la Cia, che lancia l’allarme: non comprate cellulari cinesi perché potreste essere spiati. I marchi finiti nel mirino dell’agenzia di intelligence statunitense sono due: Huawey e Zte. Tutto ciò sulla base di informazioni – che sarebbero supportate da inequivocabili riscontri – raccolte da mesi di attività, sia da parte della Central Intelligence Agency che dai federali americani, l’Fbi. Stando a quanto rilevato, gli apparecchi in questione sarebbero utilizzati per spiare conversazioni, e intercettare video, audio e traffico internet.

Un agente della Postale al lavoro

Della cosa si sarebbero occupati anche i servizi inglesi, mentre del ‘pericolo’ era stato informato pure il Copasir, l’organo del Parlamento che esercita il controllo sull’operato dei servizi segreti italiani. A partire già dal 2015. Eppure, mentre in altri Paesi europei (come quelli del Regno Unito) si sono messi dei paletti che regolano e filtrano l’accesso della tecnologia Huawey, in Italia tutto ciò non avviene e quindi saremmo potenzialmente a rischio. Anzi, c’è di più. In Italia le reti 4G e 5G sono in gran parte veicolate attraverso strumentazioni di fabbricazione cinese.

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Il ministro Marco Minniti

Ma nel nostro Paese, come ci si difende dall’attacco di hacker e dallo spionaggio cibernetico? Le ‘frontiere’ sono lasciate aperte e ai bandi per le telecomunicazioni, possono partecipare operatori di tutto il globo. Giusto per far comprendere la situazione, basti pensare al fatto che il Ministero dell’Interno fino al 2020, si avvarrà della ‘protezione’ della russa Kaspersky, di cui si serve per gli antivirus. Tutto ciò nonostante l’allarme lanciato sempre dall’intelligence a stelle e strisce, circa i rapporti non proprio chiari tra la suddetta azienda e i vertici governativi russi.

L’avviso dell’aggiudicazione del bando di gara alla russa Kaspersky (fonte Ministero dell’Interno)

Rapporti, naturalmente, di cui Kaspersky ha più volte e categoricamente smentito l’esistenza. Come del resto è accaduto per Huawey, che alle accuse del governo americano, ha risposto che si tratta né più né meno, del tentativo di bloccare l’espansione economica della multinazionale cinese, che vanta la fiducia di 170 tra governi e Paesi in tutto il mondo. Huawey ipotizza, dunque, un boicottaggio bello e buono, da parte degli americani, innescato più per una questione di dollari che per motivi di sicurezza.