(Nelle foto l'arrestato Ferdinando Imparato e il pestaggio dell'appuntato)

In manette anche due rampolli del “sistema” di Castellammare di Stabia, ma all’appello mancano ancora almeno sei aggressori

di Luigi Nicolosi

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All’inaudito pestaggio di Castellammare di Stabia ha assistito anche un bimbo di appena sei anni. Un testimone, in un certo senso, speciale: quel piccolo era infatti il figlio del carabiniere Giovanni Ballarò che proprio in quel momento veniva letteralmente massacrato da un branco di giovanissimi balordi. Il minorenne non ha per fortuna riportato conseguenze fisiche, ma soltanto un forte stato di choc. Stessa sorte anche per la mamma, nonché consorte dell’appuntato in servizio a Gragnano. A poche ore dai primi quattro arresti le indagini proseguono intanto a tamburo battente: all’appello mancano infatti almeno altri sei picchiatori.

La prima svolta è arrivata intanto nella tarda serata di ieri, quando i carabinieri di Torre Annunziata hanno stretto le manette ai polsi di Giovanni Salvato, Ferdinando Imparato, imparentato con il boss Salvatore “’o paglialone”, Pio Lucarelli, figlio di uno storico affiliato ai D’Alessandro, e il 17enne P.D.M: tutti e quattro sono accusati di aver a vario titolo preso parte al pestaggio del militare dell’Arma intervenuto venerdì sera in Villa Comunale per sedare una rissa. Manuel Spagnuolo è invece finito in arresto con l’accusa di aver sottratto il borsello che l’appuntato Ballarò aveva perso nel corso dell’aggressione: quest’ultimo indagato non avrebbe però partecipato al pestaggio del coraggioso militare.

Sulla vicenda interviene intanto il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, il generale di brigata Giuseppe La Gala, che, reduce da un sopralluogo sul posto, commenta: «Il carabiniere ha interpretato appieno quella che è la nostra missione, essere sempre in servizio per il bene della collettività anche quando si è a spasso con la propria famiglia». Insomma, nulla da eccepire sulle modalità con cui l’appuntato ha gestito la situazione prima di avere la peggio. Il cerchio delle indagini è però tutt’altro che chiuso: i detective dell’Arma stanno infatti lavorando incessantemente per riuscire a individuare gli altri responsabili dell’aggressione.