Villa Floridiana

Investimenti complessivi per 16 milioni di euro

C’è speranza per il recupero di due siti simbolo di Napoli, che al momento non se la passano per niente bene. Il primo è il famosissimo Castel dell’Ovo, il secondo è Villa Floridiana, polmone verde del Vomero. Nella giornata di ieri, il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini, ha parlato di un progetto che potrebbe essere presto imbastito. «Si sta ragionando con il Demanio» di trasferire la gestione del maniero (le cui origini affondano le radici nel primo secolo avanti Cristo) e della villa, al Mibact «e poi insieme al Comune di Napoli decidere per un recupero pieno ma anche per una fruizione pubblica maggiore», del monumento e dello spazio verde. Numeri alla mano, per la Floridiana, dovrebbe arrivare un finanziamento di 4 milioni di euro (l’opera di rilancio potrebbe essere affidata al direttore di Capodimonte, Bellenger), mentre per il castello, si sale fino ai dodici. In tal modo si spera, anche puntando all’eventuale nuova gestione, ci si potrà lasciare alle spalle una situazione che danneggia non solo i siti in oggetto, ma anche la reputazione di Napoli nel mondo, quella tanto cara al sindaco de Magistris e ai suoi. In effetti, partendo da Castel dell’Ovo, è gestito in maniera piuttosto rabberciata. Attualmente sono numerosi gli spazi inaccessibili, rispetto a un biglietto che si attesta sui dieci euro per una visita da 45 minuti. La prima cosa (la base logistica di ogni sito) che lascia sconcertati i visitatori, è rappresentata dai servizi igienici, pochi, insufficienti e tenuti non proprio pulitissimi.

Castel dell’Ovo,
le lamentale dei visitatori
per i servizi igienici
(giudicati inadeguati)

E poi, girando per le sale, ci si troverà spesso di fronte a una commistione antico-moderno, con prese elettriche in molti casi scoperte, assenza di passacavi, transenne a sbarrare il passaggio ai visitatori. Dappertutto spuntano erbacce, segno dell’approssimazione, se non della mancanza di manutenzione. A proposito di manutenzione c’è da ricordare che le due torrette continuano ad essere off-limits. Per una i lavori sono terminati di recente, per l’altra continuano da circa tre lustri. Tralasciando le indicazioni vergate a pennarello, per il water (tutto è perdonabile se poi si può accedere alle terrazze a picco sul mare, il panorama toglie il fiato), fa discutere anche la fila infinita di ambulanti e di bancarelle nei pressi dell’ingresso del sito. Ma siamo a Napoli, e quindi è facile sentirsi cantare la solita «canzone», che «tutti abbiamo famiglia e tutti dobbiamo campare». Allontaniamoci di qualche chilometro, e lasciamo il mare per la collina, raggiungendo la Floridiana. Meglio andarci di mattina, non si sa verso che ora potrebbe (già) chiudere i battenti per mancanza di personale. Si argomenta di «recuperarla» con un investimento di quattro milioni, ma non si riesce ancora a capire se basteranno.

Manutenzione
zero e apertura a
«tempo determinato»
per il parco collinare

La Floridiana, tra i principali polmoni verdi della città fa i conti anche con la carenza di giardinieri (100 in totale, per 13 parchi, ma considerando la turnazione si riducono ad appena 2 a sito),e degli agronomi (2 per l’intero Comune di Napoli); risicato anche il numero dei sorveglianti (una ventina complessivamente in città) e degli operatori dei servizi generali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, anche l’area verde del Vomero vede intere porzioni chiuse, inaccessibili, e visto l’orario in cui è fruibile, molto spesso ridotto, non rappresenta da tempo quel luogo di ristoro dal caos, dallo smog e dalla dimensione cittadina, di cui i napoletani potevano godere. La scorsa estate, i partenopei che hanno cercato refrigerio alla Floridiana, hanno dovuto fare i conti con l’ingresso a tempo ridotto, e la chiusura pomeridiana anticipata alle 16.30. Anche nel parco del Vomero, c’è da considerare le condizioni dei servizi  igienici (sporchi e insufficienti), e dell’unico punto di ristoro, che spesso, per un motivo o un altro, resta con i battenti chiusi. E poi ci si mettono le mancanze da parte di alcuni cittadini, che approfittando dei controlli pari a zero, lasciano i resti di picnic all’esterno  dei contenitori (assai pochi in verità) dei rifiuti. Infine va sottolineata l’attività più famosa della Floridiana, quella che ha a che fare con l’abbandono, presso la vasca che si trova all’estremità del parco, delle tartarughe domestiche. Si assiste quasi quotidianamente al «trasloco» dei piccoli animali da qualche abitazione, nella fontana del parco collinare. Anche questo segno dell’abbandono in cui versa la Floridiana.