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La Procura di Napoli ha dato mandato alla Polizia Municipale di intervenire per effettuare una ricognizione silenziosa delle case popolari occupate nella zona orientale della città. Da San Giovanni a Ponticelli, sono cento le abitazioni cerchiate di rosso in una inchiesta che punta il dito contro uno dei più antichi fenomeni in mano alla camorra. Capace di essere delineato e di delineare agli occhi degli inquirenti, gli equilibri dei clan.

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Sono mesi che gli agenti vanno avanti nei loro controlli, che mirano a fornire al pool reati contro la Pubblica amministrazione, coordinato dal procuratore Giovanni Melillo, gli elementi utili per contrastare l’uso di trasferire case degli enti locali a un affiliato o all’altro a seconda di chi sia salito al potere in un determinato momento in un determinato quartiere. Come riporta un articolo del ‘Mattino’ a firma di Leandro Del Gaudio, infatti, si sta lavorando a un periodo che fa riferimento agli ultimi anni, senza perdersi nelle ragnatele del tempo, e creando una collaborazione tra Dda e pubblica amministrazione.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Agli atti ci sono anche le dichiarazioni di alcuni pentiti delle famiglie Manco e Aprea, che da 30 anni portano avanti il fenomeno criminale nei quartieri di Barra, San Giovanni e Ponticelli. Che hanno confermato come il clan che in un determinato momento governa il rione allontani le famiglie sgradite dalle case popolari precedentemente occupate. Partendo da questo, restringendo il campo, si indaga su nomi, cognomi e volture. Partendo da un sistema che consiste nel caricare il nome di un affiliato sullo stato di famiglia che occupa (in maniera legittima o abusiva) un determinato domicilio. Dopo qualche mese, il nuovo entrato diventa l’unico titolare della casa pubblica, allontanando i precedenti inquilini.

 

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