I mobili dei Casamonica
I mobili dei Casamonica

di Giancarlo Tommasone

Sono accusate di estorsione, usura, intestazione fittizia di beni e spaccio di sostanze stupefacenti, le 23 persone (tra cui sette donne) arrestate nel corso dell’operazione «Gramigna bis», scattata lunedì scorso contro il clan Casamonica; finalizzazione di una inchiesta che ha coinvolto anche esponenti della famiglia Spada e Di Silvio.

I Casamonica ospiti di Porta a Porta, dopo i funerali trash a Roma
I Casamonica ospiti di Porta a Porta, dopo i funerali trash a Roma

L’organizzazione malavitosa rom che ha il suo quartier generale nella zona della Romanina (area est della Capitale), secondo quanto raccontano testimoni e collaboratori di giustizia, ha intessuto profondi rapporti di collaborazione con elementi della camorra.

In particolare con Michele Senese, originario di Afragola,
ma trasferitosi a Roma nel 1982, e con cosche campane.

I legami sarebbero nati in carcere. Tra le attività maggiormente praticate dai Casamonica (con l’aggravante del metodo mafioso, secondo la Procura) c’è sicuramente quella dell’usura, che faceva registrare vertiginosi tassi annui. Le vittime che finivano nella morsa stretta dai cravattari erano minacciate e vessate continuamente, fino a quando non avevano estinto il debito. Gli inquirenti hanno registrato tassi anche del 1.200% all’anno.

A fronte di un prestito di 5.000 euro, infatti,
un uomo restituiva, solo di interessi, la somma
settimanale di 1.500 euro.

In un’altra occasione, è scritto nell’ordinanza, finisce nei guai un tossicodipendente che prende a credito una dose di stupefacente da 100 euro. Ne restituirà 600. Va relativamente meglio (si fa per dire, naturalmente) al debitore che riceve una somma di cinquemila euro. Alla fine ne restituisce 9.700, pagando un interesse usurario dell’85%. Ma i magistrati annotano anche casi di estorsioni a commercianti, soprattutto titolari di negozi di arredamento. Un episodio è alquanto illuminante.

I funerali di Vittorio Casamonica

«Lauretta e Luciano Casamonica – è scritto nell’ordinanza – costringevano il titolare di un negozio di complementi di arredo a cedere una parure di gioielli e una camera da letto», per un valore totale di circa 20mila euro. Ciò, nonostante Lauretta fosse debitrice nei confronti del commerciante. Tutto parte dall’acquisto di una prima camera da letto del valore di 19.653 euro. La donna dà 15mila euro e quindi deve ancora saldare 4.653 euro.

A un certo punto, però, in concorso con Luciano Casamonica, sottolineano i magistrati, pretende la restituzione di detti 15mila euro. Riuscendo, in cambio della somma da «estorcere», a farsi consegnare non solo la parure da 10mila euro, ma anche una camera da letto ulteriore rispetto alla prima ordinata. Tale azione da parte dei due soggetti, avveniva – è scritto nell’ordinanza – facendo leva sulla forza di intimidazione derivante dall’appartenenza alla famiglia Casamonica.

Una vera e propria passione quella
della famiglia della Romanina, per i mobili,
meglio se kitsch e dallo stile barocco.

L’autunno scorso una quarantina di componenti dei Casamonica, degli Spada e degli Spinelli, furono sgomberati da otto ville abusive del Quadraro. Mobili e complementi di arredo che erano all’interno delle abitazioni, finirono in container custoditi dal Comune di Roma. La mobilia, se non reclamata, sarebbe stata destinata al macero. Su Facebook, gli «sfrattati» postarono delle foto dei mobili, sottolineando che non si trattava di articoli costosi, bensì di pezzi dozzinali, acquistati in store di Cercola e Afragola.

Il blitz dei carabinieri nelle villette del clan alla Romanina

Tornando alla forza di intimidazione della famiglia di origine rom, c’è pure da ricordare, che in occasione dei famosi funerali del capostipite Vittorio (agosto del 2015), esequie le cui immagini, hanno fatto il giro del mondo, i musicisti furono costretti a suonare il tema del «Padrino». I componenti della banda funebre (in tutto 15 persone, che tra l’altro non avrebbero ricevuto alcun compenso), secondo quanto dichiarato alle forze dell’ordine, da tre musicisti, furono avvicinati da un esponente dei Casamonica che impose loro di suonare la «canzone del film». Alle loro rimostranze, l’uomo avrebbe risposto, affermando: «Qui si fa come dico io, dovete suonare il Padrino».