Torniamo sulla disgustosa rapina di Casavatore, su quel video che ha invaso i social network e ha dato un’immagine indecente del Napoletano. Analizziamo però la vicenda giudiziaria: il fascicolo, per adesso, è a Napoli nord ma anche la DDA segue con estremo interesse gli sviluppi del fatto. Con il passare dei giorni aumentano i dubbi degli inquirenti.

Casavatore, forse non è “una rapina come le altre”

La sensazione – chiariamo, sensazione tutta da verificare – è che non si tratti di una rapina come le altre. Cresce il sospetto che quegli uomini che hanno avuto il coraggio di puntare un fucile sulla testa di un bambino fossero lì per altre ragioni e non per il misero bottino che sono riusciti a racimolare. Volevano minacciare i titolari? Erano forse dei sicari mandati a uccidere qualcuno che però non si trovava lì? Per il momento questi sono solo sospetti. Sensazioni che, se confermate, farebbero luce sulla matrice camorristica dell’episodio.

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Rafforzati i controlli sulla zona

Bisogna capire se il locale fosse abitualmente frequentato da pregiudicati, magari legato in qualche modo alle cosche camorristiche della zona. Per dare una svolta alle indagini si punta sulle telecamere di sicurezza installate nella zona che potrebbero aver ripreso il numero di targa del mezzo con cui sono arrivati i due rapinatori. Gli inquirenti stanno cercando di sondare anche le fonti confidenziali per fare luce su un qualcosa che, probabilmente, ancora non è emerso. I pm di Napoli stanno cercando di rispondere a questi interrogativi, per adesso inevasi. Intanto lo Stato ha rafforzato i controlli sulla zona. L’obiettivo è quello di restituire sicurezza ai cittadini scioccati da questa atroce vicenda.

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