“E’ un falso pentito…dice solo quello che gli fa comodo”: l’ex primula rossa del clan dei Casalesi, Michele Zagaria, dal carcere di Milano-Opera, dov’e’ detenuto in regime di carcere duro, usa parole dure contro Antonio Iovine, che con Zagaria e Francesco “Sandokan” Schiavone, sono stati per anni al vertice della federazione mafiosa casalese. A renderlo noto e’ il quotidiano Il Mattino.

Il boss Zagaria ripreso durante un colloquio in carcere

“Capastorta” – cosi’ e’ soprannominato Zagaria – parla con la polizia penitenziaria del carcere la quale, grazie a un ispettore, raccoglie quattro pagine di “dichiarazioni spontanee”. In queste pagine, Zagaria, mette in chiaro le differenze tra chi, come lui, non ha intrapreso la strada della collaborazione con la giustizia e chi, come Iovine, detto “o’ ninno”, invece, lo ha fatto “ma non maniera coerente” perche’ “non si e’ mai accusato di 5 omicidi e non ha restituito il denaro frutto dell’attivita’ malavitosa”. “… Non ammette di avere intascato una tangente da un miliardo e 300 milioni di lire, – dice l’ex boss – che poi reinvesti’ nelle attivita’ di un polo calzaturiero…”.

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Secondo Zagaria, un vero pentito, “deve restituire tutto, anche le mutande se non se l’e’ guadagnate onestamente”. Secondo quanto racconta l’ispettore della Penitenziaria che ha raccolto queste parole, “Capastorta” – che nei mesi scorsi aveva dato segni inequivocabili di sofferenza, sia in carcere che durante i collegamenti in videoconferenza per i processi dov’e’ imputato – e’ sembrato spavaldo e arrogante, talvolta anche minaccioso.

Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine
Il boss pentito dei Casalesi, Antonio Iovine

Ha denunciato anche “vessazioni” e “abusi “, durante il 41 bis, a suo dire perpetrati per costringerlo a iniziare un percorso di collaborazione con la Giustizia. Zagaria, infine, fa anche altri esempi: il pentito di mafia Giovanni Brusca sarebbe stato addirittura assecondato dallo Stato. L’ex boss parla anche del ruolo di finanziatore che Iovine avrebbe avuto nella realizzazione di un centro commerciale nel Casertano, al centro di un processo che vede tra gli imputati imprenditori ed ex sindaci.

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