La città della cultura buona solo per finire qualche giorno sotto i riflettori  

di Giancarlo Tommasone

Doveva essere l’ennesimo luogo di aggregazione, contro il disagio, simbolo di una città «che lotta e che fa, invece di promettere soltanto», simbolo della «città che resiste», la «città dei ragazzi». E invece restano le parole, e un progetto fermo da un anno e già finito nel dimenticatoio. Si tratta della «Casa della socialità» presentata in pompa magna lo scorso autunno dall’amministrazione comunale. Spazio che avrebbe dovuto accogliere giovani e anziani, struttura per la quale sono stati spesi migliaia di euro (della collettività) e che oggi è tristemente vuota e in preda all’incuria. Eppure, all’epoca, il Comune mise in campo pezzi da Novanta per il rilancio del fabbricato, adibito in passato a sottostazione elettrica dell’Atan (antenata dell’Anm).

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Il murale di Ilaria Cucchi
realizzato da Jorit Agoch

Fu chiamato perfino lo street artist Jorit, che su una parete dell’immobile lasciò un ritratto di Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano (il giovane morto in seguito al pestaggio da parte di due carabinieri). «Ilaria, simbolo di resistenza», aveva detto il pittore metropolitano, assai glam, quando il 22 ottobre del 2018, aveva concluso la sua opera. Che era stata presentata ufficialmente dal sindaco di Napoli e dalla sua squadra, il successivo 20 novembre.  C’era anche Ilaria, e il murale aveva assunto un forte valore politico, contribuendo a diffondere a livello mediatico l’idea di una città contro il potere costituito, città di resilienza, città che fa cultura anche sui muri, e che si fonda su accoglienza di idee e socialità.

Il messaggio fasullo
che passa della città di Napoli

Il messaggio che passa è quello che si giunge a risultati del genere grazie a una amministrazione che funziona, quella guidata da Luigi de Magistris. Ma come abbiamo potuto constatare, la «Casa della socialità» è l’ennesimo flop della fascia tricolore partenopea, la solita iniziativa da parata, come lo è stata la flotta salva migranti, o l’intitolazione di una strada (nei fatti un vicoletto dimenticato) a Pino Daniele. Progetti ideati e prodotti dagli assessorati di Piazza Municipio, solo per restare qualche giorno sotto i riflettori e finire sulle prime pagine o nei servizi di tg locali e nazionali. La «Casa della socialità» è attorniata dall’incuria.

Cartoline del degrado
dalla «Città dei ragazzi»

La struttura che si trova tra Via Verrotti e Via Caiazzo, quartiere Arenella, oltre al murale di Jorit porta sul «fianco» anche un ritratto di Sandro Pertini (e altri graffiti che fanno molto soviet). Davanti alla gigantografia di Ilaria, ci parcheggiano gli scooter, più in là un bidone dell’immondizia, lastre di vetro, cartoni e sacchetti di pattume fanno mostra di sé a pochi metri dalla «cultura del riscatto». La parte anteriore, quella in cui si aprono gli ingressi del centro, sta messa assai peggio. Spazi che dovrebbero ospitare presumibilmente piante, sono colmi di buste di spazzatura, c’è perfino chi ha sversato coperte, materassi e pezzi di arredamento. E’ facile comprendere che da mesi e mesi non si effettua manutenzione né pulizia. Abbiamo parlato di ingressi, ma il termine è errato, perché alle porte ci sono catene chiuse da lucchetti blindati. Proviamo a suonare ai due citofoni, ma ci rendiamo subito conto che non c’è corrente elettrica, e che si tratta di dispositivi che devono essere ancora impiantati. Dentro soltanto polvere, nessuna traccia di «vissuto», nessuna traccia della «Casa della socialità».

Dalla V Municipalità fanno
sapere che il progetto
non è ancora partito

Contattiamo gli uffici della V Municipalità di Napoli (sezione Arenella) e dall’altro capo del telefono sanno solo dirci che «sì il progetto è gestito dal Comune, ma non è ancora partito». Quando partirà? «Questo non glielo so dire». E’ passato un anno, dodici mesi, è tutto fermo. Come la cultura in questa città, che si riscopre, a causa della amministrazione comunale, ogni giorno più bugiarda, senza memoria, disonorata da chi promette senza mantenere mai.  La città in cui pure il ritratto di Ilaria Cucchi, a cui si associa la struttura di Via Verrotti, va bene fino a quando fa tendenza, fa moda ed è utile allo scopo, semplice ingranaggio del piano mediatico imbastito nei piani alti di Palazzo San Giacomo. Poi scade e non serve più, come i cittadini appena dopo aver espresso la preferenza elettorale.