(Nella foto il defunto Stefano Bocchetti)

L’escalation di eventi che ha portato alla spedizione punitiva.

di Luigi Nicolosi.

Inferno di fiamme e camorra per la conquista di Miano, anche il capopiazza Stefano Bocchetti, ucciso in un agguato il 23 gennaio scorso, sarebbe implicato nel raid incendiario ai danni dell’abitazione del ras rivale Luigi Cifrone. Proprio dall’ascolto della telefonata che Bocchetti effettuò il 12 settembre scorso, quattro ore prima dell’attentato, a uno dei capi del clan Balzano gli investigatori sono infatti riusciti a ricostruire l’escalation di eventi che hanno portato alla spedizione punitiva.

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La vicenda è stata ricostruita in tempi relativamente brevi ma non sufficienti a evitare la morte di Bocchetti. Il piombo, suo malgrado, è arrivato infatti prima delle manette. Tuttavia proprio i monitoraggi che i carabinieri hanno eseguito sul suo telefono hanno permesso di ricostruire quanto accaduto. Alle 12,42 del 12 settembre Stefano Bocchetti, alias “Miniello”, usando il cellulare della compagna, chiama Salvatore Scarpellini, figura al vertice del nuovo gruppo nato sulle ceneri del clan Lo Russo, e riferisce: «Ti avevo chiamato perché è venuto il vecchio… perché dice che i pittori (gli imbianchini, ndr) per aggiustare la casa… là… stavano qua intorno». Nel giro di tre ore in via Cotugno scoppierà l’inferno.

L’inedita circostanza emerge a chiare lettere dalle 896 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che pochi giorni fa, con l’esecuzione di trenta arresti, ha di fatto disarticolato il temibile gruppo Balzano. L’informazione scambiata tra Bocchetti e Scarpellini, scrivono gli inquirenti nel provvedimento, «di per sé sulle prime di non apparente interesse investigativo, appena acquisita da “Miniello” viene però stranamente subito veicolata a Scarpellini, esponenti di spicco del sodalizio. La notizia avuta da “Miniello” susciterà una reazione di allarme tra i componenti del sodalizio e Scarpellini senza esitare informa e allerta di quanto appreso il capo dell’organizzazione, Matteo Balzano». In sostanza i nuovi capi di “abbas Miano” temono che, dopo un periodo di allontanamento dal quartiere, i Cifrone si apprestino a tornare alla base. In quell’appartamento terraneo, risultato poi di proprietà comunale, viveva infatti abusivamente il ras rivale Luigi Cifrone e di lì a breve gli sarebbe subentrato il padre Salvatore, risultato comunque estraneo all’inchiesta.

I lavori, insomma, andavano fermati a tutti i costi. La successiva telefonata intercorsa alle 15,28 tra Gianluca D’Errico, Matteo Balzano e Salvatore Scarpellini sembra andare proprio in questa direzione. Proprio dalla bocca del giovane ras Balzano fuoriescono parole che gli inquirenti non hanno dubbi a interpretare: «Fragolì (alias Gianlcuca D’Errico, ndr), quello… là… di casa… non può mai andarci». La replica di Scarpellini è secca: «Hai capito com’è? E il danno comunque non glielo stai facendo». Alle 15,37 gli “007” captano una nuova conversazione. A parlare è stavolta Giovanni Scarpellini, fratello di Salvatore: «Guagliù… ma tutto il palazzo nessuno tiene l’accendino!». L’avvertimento sarebbe stato “recapitato” di lì a pochi secondi.

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