A colpi di ricorsi e carte da bollo, continua lo scontro tra le associazioni più rappresentative dell’universo gay ed Lgbtq in città, sull’immobile in via del Parco Carelli di proprietà del Comune.

di Fabrizio Geremicca

Arcigay Napoli ed I – Ken, due tra le associazioni più rappresentative dell’universo gay ed Lgbt in città, si sfidano in tribunale a colpi di ricorsi e carte da bollo. Il primo tempo è stato vinto da Arcigay, ma è probabile che I – Ken tenterà la rivincita in appello. Oggetto del contendere è l’immobile sito a Posillipo, in via del Parco Carelli di proprietà del Comune di Napoli.

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Palazzo San Giacomo il 20 luglio 2020 ha indetto una procedura di selezione per individuare una proposta progettuale di gestione per almeno tre anni, in compartecipazione con lo stesso Comune, della “Casa delle Culture e dell’Accoglienza delle persone LGBTQ” nell’edificio posillipino. Hanno presentato domanda di partecipazione I Ken Onlus, in qualità di capofila di altre 13 organizzazioni, ed Antinoo Arcigay Napoli, come capofila di altre 11 organizzazioni. Il 27 novembre 2020 il Comune di Napoli ha preso atto dell’operato della Commissione di valutazione delle istanze pervenute ed ha stabilito che la gestione della Casa delle Culture e dell’accoglienza verrà realizzata dall’ente locale insieme all’ Arcigay Napoli. E’ partito il ricorso di I – Ken contro il Comune ed Arcigay è intervenuta nel giudizio a sostegno di Palazzo San Giacomo.

Secondo I – Ken la procedura sarebbe stata viziata da molteplici irregolarità. Tra esse, “la violazione del principio della par condicio, la mancata fissazione di criteri sufficientemente specifici, suscettibili di un controllo ex post e privi di ogni consistenza oggettiva che non avrebbero consentito di orientare i partecipanti nella selezione degli elementi da allegare nel corpo del progetto e alla Commissione di effettuare il migliore raccordo tra il giudizio e la sua espressione numerica, in virtù dei principi di trasparenza e imparzialità nello svolgimento del proprio incarico”. I – Ken ha contestato anche “l’attribuzione del voto numerico che può considerarsi sufficiente a far comprendere la consistenza del giudizio formulato e a sintetizzare il giudizio tecnico solo se il potere discrezionale attribuito al soggetto esaminatore è circoscritto da criteri di massima e parametri di riferimento sufficientemente specifici. Nel caso di specie la valutazione numerica ha comportato valutazioni del tutto irragionevoli ed arbitrarie sconfinando nell’arbitrio”. Tali argomentazioni, però, non hanno convinto i magistrati della quarta sezione del Tar Campania.

“I criteri fissati dall’avviso pubblico appaiono sufficientemente precisi – scrivono tra l’altro i giudici – e non sono apprezzabili elementi di incompatibilità nei membri della commissione di concorso, per come anche emerge dai chiarimenti forniti in ricorso dalla contro interessata”. Ancora, “le valutazioni tecnico-discrezionali della commissione sono contestabili solo nei limiti della manifesta irragionevolezza o del travisamento. Il punteggio numerico si palesa come adeguata motivazione in rapporto alla sufficiente precisione dei criteri indicati dal bando”. Sottolineano, inoltre: “Da ultimo va considerato, come condivisibilmente chiarito dall’amministrazione resistente, che non si comprende come la precedente esperienza di affidamento, da parte del Comune di Napoli, alla ricorrente di un bene sito in via Genovesi numero 36 destinato a Casa famiglia di giovani omosessuali e transessuali avrebbe potuto incidere sulla valutazione dell’offerta della ricorrente medesima”.

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