Carmine Amato

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L’obiettivo è quello di evitare l’ergastolo, anche perché, per chi è da tempo in carcere, una condanna a 30 anni può fare la differenza. E allora si spiega partendo da questo la volontà di Carmine Amato, boss del clan degli scissionisti, di voler risarcire le vittime di camorra per il male arrecato. Lo riporta un articolo del ‘ Mattino’, a firma del collega Leandro Del Gaudio. Che riferisce come gli appartenenti a uno dei cartelli criminali che ha segnato in maniera indelebile quanto sanguinaria la storia della criminalità organizzata napoletana durante la faida di Secondigliano, abbia addirittura messo nero su bianco le proprie scuse per il male fatto e per il danno d’immagine a una intera città.

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Tutto accade in Tribunale a Napoli, durante una udienza preliminare a carico dei presunti killer degli Amato-Pagano, ritenuti responsabili di un triplice omicidio per conto del clan Lo Russo. Quello, nel 2009, di Vincenzo Moscatelli, Francesco Russo e del figlio Ciro. La prossima udienza si terrà il 21 gennaio, quando le prese di posizione sulla strada aperta dal boss Amato, saranno altre e tante. Con l’offerta di risarcire il debito con un conguaglio economico. Fondamentale, in questo senso, sarà la provenienza del denaro. Che, dovrà essere legale in tutti i sensi. E così, come accaduto già per Cosimo Di Lauro, e la sua offerta di risarcimento di 300mila euro proposto al nucleo familiare di Gelsomina Verde, i soldi dovrebbero provenire da una assicurazione per un incidente stradale. Un tesoretto, con pensioni di invalidità, sicuro e pulito. Circostanze necessarie per finire davanti a un giudice.

Carmine Amato ha confessato il proprio ruolo di mandante del triplice omicidio per uccidere tre “ribelli” del clan Lo Russo. E si è detto disposto anche ad accompagnare gli inquirenti lì dove i corpi vennero sepolti, per consentire alle famiglie delle vittime di poter dare una degna sepoltura ai propri cari. Con annesse scuse a loro e alla città.

 

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