Sullo sfondo l'auto di Vincenzo Casillo, ucciso su ordine di Alfieri, da sinistra, Raffaele Cutolo e Carmine Alfieri

LA STORIA DELLA CAMORRA L’ex padrino della Nuova famiglia e il racconto degli anni tragici che insanguinarono le strade della Campania

«Noi come gruppo agivamo nelle province di Napoli, Salerno e Caserta». A parlare è l’ex padrino della camorra (ufficialmente passato a collaborare con la giustizia nel 1994), Carmine Alfieri. Le sue dichiarazioni vengono verbalizzate durante l’udienza del 25 luglio del 1996, nell’ambito del Maxiprocesso quater a Cosa nostra. «All’inizio abbiamo fatto la guerra solo ai cutoliani, poi quando ci siamo resi conti che i Nuvoletta facevano il doppiogioco, abbiamo cominciato ad aggredire anche loro», aggiunge il pentito. «Agivamo insieme al gruppo dei Casalesi, ci eravamo legati ad Antonio Bardellino, che all’epoca capeggiava la fazione dei casertani». «Il mio gruppo nasce dopo l’omicidio di mio fratello (Salvatore, ndr); noi, e parlo di me, Galasso, e altre 5, 6 persone, stavamo bene economicamente poi col tempo l’organizzazione crebbe e ci fu bisogno di altre sovvenzioni», spiega Alfieri. «Che tipo di sovvenzioni?», domanda il presidente della Corte. «Voglio premettere che non ho mai consentito venisse effettuato il traffico di stupefacenti. Una volta liberato il territorio dai cutoliani, siamo nel periodo 1984-1985, ereditammo l’affare tangenti, quelle che provenivano dal flusso dei lavori pubblici». «E le armi, come ve le procuravate? Facevate traffico di armi?», domanda ancora il presidente. «No, all’inizio ce le procurarono i Nuvoletta, poi in seguito le compravamo, provenivano dalla Francia, dal Belgio, dalla Germania», risponde il collaboratore di giustizia. «Da quante persone era composto il suo gruppo?», chiede il presidente. «Il gruppo direttivo, quello storico, era formato da 8, 9 persone. Poi c’erano quelli che provenivano da altre batterie. In totale il clan era composto da una cinquantina di elementi». «Noi abbiamo fatto molti omicidi, per esempio quello di Vincenzo Casillo, e alla fine vincemmo la guerra prima contro i cutoliani e poi contro i Nuvoletta», sottolinea l’ex boss Alfieri, detto ’o ’ntufato.