Carlo Aveta

Nella giornata di ieri, l’ex consigliere regionale de La Destra, Carlo Aveta, con un post su Facebook, ha voluto ribadire la sua vicinanza e il suo sostegno nei confronti di Nicola Cosentino. La Corte di Cassazione ha confermato, infatti, rigettando il ricorso presentato dalla Procura Generale e dalle parti civili, la sentenza della Corte di Appello di Napoli che il 14 ottobre 2018 aveva assolto l’ex sottosegretario all’Economia del Pdl, i fratelli Giovanni Antonio, e gli altri imputati del processo cosiddetto «Carburanti». Nel post di Aveta è pure possibile leggere: «Il processo lo riportò in carcere nell’aprile del 2014 dopo la costituzione di Forza Campania, qualcuno aveva deciso che Nicola non dovesse più fare politica». Stylo24 ha raccolto le considerazioni dell’ex consigliere regionale, Aveta, relativamente all’analisi della vicenda Cosentino, che ha pubblicato sul suo profilo social.

Da dove nasce l’esigenza del suo scritto e della manifestazione della difesa (sempre dimostrata) nei confronti di Nicola Cosentino?
«Dal voler rimarcare che quest’uomo è stato trattato come un delinquente. Per l’opinione pubblica era considerato un camorrista, perché dal ‘popolo’ era già stata emessa la sentenza. Quindi mi sono sentito di essere solidale con l’uomo, che ho conosciuto e di cui ho apprezzato le qualità politiche e umane. Qualità politiche, nonostante, voglio puntualizzarlo, Cosentino fosse del Pdl, mentre io ero espressione de La Destra di Storace».

Ha avuto occasione di leggere le carte processuali che hanno riguardato l’ex sottosegretario all’Economia?
«Assolutamente sì, le ho lette molto attentamente e mi sono da subito reso conto che nei confronti di Nicola non ci fosse assolutamente alcunché. Agli atti non c’è un solo rigo di intercettazione, né telefonica, né ambientale, tra Nicola ed esponenti della camorra».

Nel suo post parla anche di Forza Campania, quali ripercussioni si sono avute con l’arresto e il rinvio a giudizio di Cosentino?
«Forza Campania, che nasceva come associazione politica, è stata praticamente stoppata sul nascere, sciolta a un anno dalle elezioni regionali che si sarebbero poi svolte nel 2015. Ricordo che io, come gli altri che aderirono a detto contenitore – 7 esponenti del Pdl, uno de La Destra -, tutti incensurati, si badi bene, venivamo considerati come i componenti di una associazione a delinquere. Io mi sono letteralmente sentito privato di un diritto costituzionale, rappresentato dalla libertà di associazione. Voglio pure ribadire che lo stesso Cosentino, all’epoca, non aveva subìto alcuna condanna; aveva trascorso due anni e mezzo in carcere in attesa di giudizio».

Lei ha sempre difeso Cosentino, e inevitabilmente è stato esposto a critiche. Che cosa le contestavano?
«Il fatto di difendere una persona che per l’opinione pubblica, e prima di essere processato, era stato condannato. Mi ricordo che molti mi dicevano: Carlo,  tu sei una persona perbene, cosa c’entri tu con Cosentino? Chi te lo fa fare di difenderlo? Al che io rispondevo, che compito delle persone perbene è quello di combattere contro i pregiudizi e contro queste ‘anomalie’ del sistema giudiziario».

A cosa si riferisce quando parla di ‘anomalie’ del sistema giudiziario?
«Una premessa, Nicola Cosentino andava processato, ma mi chiedo: era un soggetto così pericoloso da tenerlo in carcere per quattro anni? Periodo di reclusione passato nei padiglioni dove ci sono detenuti per reati gravissimi. Quanto è capitato a Cosentino può capitare a tutti. E’ una storia assurda, che secondo me andrebbe raccontata in un film».

Torniamo sulla questione di Forza Campania, che cosa sarebbe accaduto con il prosieguo di tale progetto politico?
«Con la nascita di Forza Campania, il centrodestra non si sarebbe spaccato e Vincenzo De Luca non avrebbe vinto le elezioni nel 2015. Ma c’è anche da ribadire che con la nascita di movimenti analoghi in altre regioni, radicati al territorio, si sarebbe ostacolato anche l’avanzamento della Lega, che all’epoca, parliamo del 2014, era al 4%. Io credo che con la detenzione di Cosentino, oltre a tenere in galera un innocente, sia stato cambiato il corso della storia, sicuramente in Campania, ma anche nel resto d’Italia».

Secondo lei, Nicola Cosentino potrebbe tornare di nuovo in politica?
«Io mi sentirei di consigliargli di starne lontano, perché ha subìto troppi torti in questi ultimi sei anni. Però mi rendo anche conto che a Nicola è stato tolto il diritto, nel 2010, di fare il presidente della Regione Campania. Gli è stato tolto il diritto di fare il parlamentare oltre che il diritto a essere un uomo libero. Quindi potrei comprendere una voglia di rivincita legittima, da parte sua».