Il cardinale Crescenzio Sepe

Mancano elementi concreti per procedure nelle ulteriori indagini su un presunto caso di pedofilia di cui deve rispondere un sacerdote della Diocesi di Napoli. Per questo motivo la Curia invita chi abbia notizie certe a farsi avanti e darne comunicazione alla Cancelleria nell’arco di trenta giorni.

E’ quanto emerge da una comunicazione della Curia di Napoli in merito alla riapertura di indagini disposta da Papa Francesco dopo che il sacerdote già destinatario di accuse è stato oggetto di una nuova denuncia riportata da alcuni organi di informazione.

La Curia ricorda che il 7 aprile scorso “dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche.

Il cardinale Crescenzio Sepe e Papa Bergoglio

Di conseguenza, nelle settimane scorse sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato”. “Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà – spiega la Curia – perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, sono state indicate soltanto le iniziali G.S.”.

Il flash-mob davanti al Duomo per i casi di pedofilia

Di qui l’invito a “tutti coloro che sono in possesso di elementi utili per le indagini a darne comunicazione alla Cancelleria della Curia di Napoli, entro e non oltre trenta giorni dalla data del presente comunicato stampa. Si avrà modo così di proseguire e concludere l’indagine previa che, una volta ultimata, sarà inviata alla Congregazione della Dottrina per la Fede per le competenti valutazioni e determinazioni.”