di Giancarlo Tommasone

Il Consiglio dei ministri ha, di fatto, bocciato la riforma Orlando sulle carceri. Il no, come era già nell’aria, è arrivato durante una seduta del Cdm conclusasi in tarda serata. La riforma dell’ex ministro della Giustizia prevedeva l’allargamento dei benefici per i detenuti.

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Chiesto l'intervento del ministro Andrea Orlando contro le aggressioni nelle carceri
L’ex ministro Andrea Orlando

Ma come era prevedibile, il testo
ha dovuto fare inevitabilmente
i conti con il nuovo orientamento
politico del Governo giallo-verde

Il decreto legislativo esce fortemente ridimensionato, ma restano quelle parti del testo che hanno a che fare con l’assistenza sanitaria ai detenuti. E con la semplificazione delle procedure in materia di revoca delle misure alternative. Circostanza che si verifica nel momento in cui la persona reclusa venga raggiunta da altre condanne definitive.

Buona parte del testo riguarda il trattamento
dei detenuti all’interno degli istituti penitenziari

Vengono dunque ribaditi alcuni concetti: il recluso non è colpevole sino a condanna passata in giudicato (con la conclusione del terzo grado di giudizio); divieto di ogni forma di violenza fisica e psicologica nei confronti della persona; quattro ore giornaliere da passare all’aria per il detenuto; il divieto di restrizioni non indispensabili ai fini giudiziari. Tra i cambiamenti, quello relativo alla personalizzazione del percorso di recupero e di rieducazione previsto dalla Costituzione.

Tra le nuove norme anche quella relativa
al diritto di assegnazione a un istituto penitenziario che sia vicino a dove risieda
la famiglia del detenuto

Tutto ciò è previsto per favorire la frequentazione affettiva con gli stretti parenti. Novità anche per le donne recluse, che potranno tenere vicini a sé i propri figli fino al terzo anno di età, naturalmente in asili nidi attrezzati ad hoc e sempre approntati in aree pertinenti al penitenziario. Per i detenuti, inoltre, il diritto di ricevere istruzione, formazione e possibilità di lavorare. Va da sé che tali attività dovranno avvenire all’interno dell’istituto di pena in cui scontano la condanna.

Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede

Il post del ministro Alfonso Bonafede

Dopo la conclusione dei lavori, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, tramite Facebook, si è così espresso: «Abbiamo modificato il vecchio decreto, del vecchio Governo che ci ha preceduto, salvando tutto ciò che poteva essere salvato. Le commissioni di Camera e Senato avevano dato parere negativo. E nel pieno rispetto della centralità del Parlamento, abbiamo colto il messaggio. Adesso, in tempi brevi, le Camere avranno la possibilità di esprimersi sul nuovo testo. Il Ministero e Il Governo stanno lavorando per migliorare la qualità della vita nelle carceri garantendo comunque la certezza della pena».