Il carcere di Poggioreale


Non è stata un’estate facile per il carcere di Poggioreale. Diverse le denunce fatte dal sindacato della polizia penitenziaria: droga, telefoni cellulari e vie di comunicazioni con l’esterno utili ai camorristi per gestire i propri traffici illegali anche dalla propria cella.

Senza contare le numerose rivolte, gli scioperi della fame, le risse fra bande e la recente fuga con lenzuola del detenuto polacco, poi ritrovato e rispedito in carcere.

Poco personale e sovraffollamento alcune delle cause delle falle di Poggioreale, che dovrebbe rieducare i detenuti, cosa che di fatto risulta invece impossible da realizzare. Le associazioni delle famiglie dei detenuti hanno inoltre annunciato diverse proteste di piazza nei prossimi mesi, la prima sabato a piazza Nazionale.

Il presidente dell’associazione ex Don – Detenuti Organizzati Napoletani, Pietro Ioia, come riportano dal Mattino, ha messo in luce tutte le problematiche, un quadro decisamente nero:

«Questo carcere è una polveriera pronta a esplodere  e questa estate è stata infernale da tutti i punti di vista. Abbiamo assistito a una fuga, a episodi di risse tra detenuti, rivolte e aggressioni ai danni delle guardie carcerarie. Non si può andare avanti in questo modo in una struttura dove entra di tutto, dalla droga ai telefonini portati dentro da alcuni familiari. C’è bisogno di una profonda riforma del sistema carcerario italiano ma quello che chiediamo a gran voce è la chiusura definitiva di questo inferno e la trasformazione degli spazi in un museo».

«Non resteremo con le mani in mano ad aspettare che qualcuno si decida a risolvere i problemi dei detenuti che stanno scontando giustamente la loro pena per questo abbiamo indetto per sabato 7 settembre alle 17 una manifestazione a piazza Nazionale. Invitiamo i familiari delle persone detenute in questo inferno a scendere in piazza e a manifestare il loro disappunto. Solo così si potranno ottenere risultati a breve e medio termine. Ad ogni modo la manifestazione di sabato è solo un primo passo. Nelle prossime settimane chiameremo a raccolta ancora una volta i familiari dei detenuti, che sono poi i veri garanti dei loro diritti, per manifestazioni all’esterno delle carceri della Campania».