giovedì, Giugno 30, 2022
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I baby-boss si riorganizzano in cella: il carcere di Nisida è una «polveriera»

Droga rinvenuta tra le sbarre, un tentativo di evasione di massa, l’aggressione nei confronti di un agente della polizia penitenziaria che è stato letteralmente sequestrato da alcuni detenuti. Sotto i riflettori ancora il carcere minorile di Nisida e in particolare un reparto, il cosiddetto «Girasole». Baby-boss appartenenti a diversi clan cittadini reclusi insieme e pronti a riorganizzarsi dal carcere.

Sulla situazione ritenuta di estrema gravità si sono espressi, in una nota congiunta, il segretario generale del Sappe, Donato Capece e il coordinatore del Settore minorile Carmine d’Avanzo. «Quel che è accaduto il 2 gennaio, è stato ancor più grave. Si è infatti verificata una gravissima, violenta aggressione nei confronti di un poliziotto penitenziario. All’interno della sezione detentiva, un detenuto ha improvvisamente aggredito l’agente preposto alla sorveglianza del reparto ‘Girasole’, spintonandolo e facendolo rovinare violentemente a terra. A questo punto, il detenuto, non pago del fatto che l’agente si trovasse tramortito al suolo, gli sottraeva le chiavi della sezione, e provvedeva ad aprire a tutti gli altri detenuti (di fatto liberandoli, ndr), che in breve lo trascinavano all’interno di una cella, e continuavano a colpirlo ripetutamente con violenti calci in tutte la parti del corpo; l’agente, non appena gli è stato possibile, con il telefono cordless in dotazione, riusciva ad allertare i colleghi che prontamente giungevano numerosi in reparto, riuscendo a ripristinare l’ordine e la sicurezza e ad accompagnare il collega presso il nosocomio più vicino».

Il Sappe denuncia che «quanto accaduto, sicuramente ai fini di una evasione in massa dall’istituto penale minorile, impone la necessità di evidenziare la pericolosa ubicazione del reparto ‘Girasole’, la cui dislocazione, risulta fin troppo isolata dal centro nevralgico dell’istituto, per cui lo stesso andrebbe immediatamente chiuso. E a giudicare lo scenario attuale dell’utenza a Nisida con raggruppamenti di più soggetti legati a diversi clan, di aree territoriali diverse, il rischio di una pericolosa miscela esplosiva, non è affatto da sottovalutare».

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