nisida

di Giancarlo Tommasone

Un tentativo di evasione di massa con relativo sequestro e pestaggio di una guardia carceraria. Le ultime «gesta» del branco di Nisida sono solo una delle tante manifestazioni di quanto accade negli istituti di pena minorili. Da anni.
Tra le vicende più eclatanti ed inquietanti, quella di Airola. Dalle celle, i reclusi avevano organizzato un vero e proprio «network delle sbarre» diffuso su Facebook. Si appoggiavano alla rete wi-fi del Comune e riuscivano tranquillamente a chiamare i parenti, le fidanzate, tutti quelli che erano all’esterno. Quando la connessione non lo permetteva, potevano però affidarsi ai telefoni cellulari, fatti entrare in carcere grazie all’occultamento sia negli abiti dei neonati che nelle parti intime delle donne. Oltre ai cellulari (composti per la maggior parte di materiale plastico e quindi difficilmente intercettabile dai metal-detector) nelle carceri entravano (ed entrano ancora) grandi quantità di hashish e cocaina. Per «allietare i detenuti e per aiutarli a fare passare il tempo», dichiara con sarcasmo un agente della polizia penitenziaria, da anni impiegato presso un carcere campano.

Il carcere minorile di Nisida

Ma a Nisida, ad Airola e negli altri istituti sta succedendo una cosa ancora più grave. I minori che si trovano ad espiare la propria pena si coalizzano, imparano l’uno dall’altro ad affinare le tecniche da boss, studiano per diventare capi, vertici dell’organizzazione che li aspetta fuori appena «usciranno a libertà». E allora i penitenziari diventano la cosa più lontana dal recupero, anzi si trasformano giorno dopo giorno in università del crimine. Inutile parlare di inasprimento dei controlli per non far entrare droga o telefoni in carcere, inutile parlare di quanto si possa fare per impedire a minori con reati «importanti» alle spalle di trasformarsi in giovani ras.
Il punto è che il recupero è diventato solo una bella parola, e come tutti i termini di concetto, ha perso il suo valore significante. Non si possono riunire in uno stesso padiglione ragazzi già organici a clan, come ad esempio avviene presso il reparto Girasole di Nisida. Entreranno in carcere come apprendisti camorristi e ne usciranno baby-padrini.