Il collaboratore di giustizia: l’unico a combattere i clan era il maresciallo Membrino

di Giancarlo Tommasone  

Le scuse dei carabinieri presunti «infedeli» al boss Pasquale Puca, poiché quest’ultimo aveva subìto controlli da parte del maresciallo Giuseppe Membrino, l’unico militare della Tenenza di Sant’Antimo, che secondo i riscontri investigativi e le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, si opponeva ai clan. E’ quanto si evince dall’ordinanza di custodia cautelare, la cui esecuzione, la scorsa settimana, ha portato all’arresto di 5 uomini della Benemerita, (Michele Mancuso, Angelo Pelliccia, Raffaele Martucci, Vincenzo Palmisano e Corrado Puzzo), dell’ex presidente del Consiglio comunale di Sant’Antimo, Francesco Di Lorenzo detto Pio, e del già citato Pasquale Puca (detenuto al 41 bis per altri reati). Nel corso dell’operazione sono state notificate anche misure della sospensione dal servizio per altri tre carabinieri. Durante la deposizione resa il 17 luglio del 2019, al pentito Claudio Lamino, a questi viene mostrata una foto. «Riconosco la persona ritratta in foto – dice Lamino – Si tratta di Pelliccia (Angelo, ndr). E’ la coppia Starsky e Hutch, Pelliccia fa coppia con Mancuso (Michele) e sono quasi sempre in borghese. La cifra a loro destinata dal clan era di 1.500 euro a testa».

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«Quello che dichiaro – fa mettere a verbale Lamino – lo so per quello che apprendevo nel corso delle riunioni a casa di Amodio Ferriero. Il compito di questi carabinieri era quello di preannunciare perquisizioni o servizi nei nostri confronti. Questo per quanto riguarda il clan Puca, nel caso dei Verde e dei Ranucci, questi due gruppi si riferivano a Pio Di Lorenzo, per avere contatti con i due citati carabinieri». Lamino parla anche dei militari Vincenzo Palmisano e Raffaele Martucci.

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«Riguardo al primo, ricordo che nel 2011 dovetti regalargli una moto. Me lo presentò Pio Di Lorenzo. Lui (Palmisano) è uno di quelli a cui in occasione delle varie festività, Pasquale Puca faceva regali… veniva (a casa di Pasquale Puca) in uniforme, accompagnato da Martucci, pure lui in uniforme», rendiconta il pentito. Che poi racconta di una circostanza che fa ulteriormente riflettere.

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«Poiché il maresciallo Membrino era una persona perbene (svolgeva il suo lavoro, facendo onore alla divisa dell’Arma), Palmisano e Martucci una volta furono costretti a giustificarsi con Pasquale Puca a causa di un controllo effettuato nei confronti di Antimo Femiano e di Francesco Dell’Omo, proprio sotto casa di Puca», spiega il pentito. «Palmisano avvisò dell’avvenuto controllo, Puca tramite Giuseppe Garofalo, detto Peppe Polverino. In pratica – spiega il collaboratore di giustizia – il maresciallo Membrino fece questo controllo e successivamente Palmisano e Martucci andarono a casa di Pasquale Puca a giustificarsi, riferendo che non era stato possibile fare nulla, nel senso che risultasse il controllo, in quanto Membrino era un carabiniere integerrimo».