La ramanzina per aver fatto notare la cosa al militare

di Giancarlo Tommasone    

Tra gli episodi agli atti dell’inchiesta sui presunti carabinieri «infedeli» di stanza presso la Tenenza di Sant’Antimo, c’è pure quello dell’acquisto di una motocicletta, «per comprare il silenzio di un maresciallo» ed evitare la denuncia. A rendicontare della circostanza, al pm che lo interroga, è il collaboratore di giustizia Claudio Lamino, ex affiliato al clan Puca. Nel corso della deposizione del 17 luglio 2019, il pentito fa mettere a verbale. «Nel periodo in cui ero agli arresti domiciliari con permesso di lavorare, mio suocero ebbe un ictus; mia moglie mi avvisò ed ebbi necessità di andare a casa di mio suocero mentre ero al lavoro», dichiara Lamino. Che continua: «Chiesi al figlio di un mio cugino di darmi un passaggi con la moto. Mentre percorrevo Via Caserta vidi la macchina dei carabinieri con il maresciallo Palmisano (Vincenzo, uno dei militari arrestati lo scorso 27 gennaio). Il pomeriggio fui chiamato a recarmi presso un negozio di moto e quando arrivai lì, trovai Pio Di Lorenzo, Luigi Puca (detto ‘o pulliere), Antimo Di Biase, Giuseppe Garofalo e Amodio Ferriero (gli ultimi quattro non risultano indagati nell’inchiesta in oggetto, ndr)».

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I «regali» / «Maresciallo, vi ho fatto
fare l’agnello con carne mista»

Il pentito racconta che le persone presenti presso la concessionaria, gli «dissero che il maresciallo Palmisano mi voleva denunciare perché mi aveva visto in sella a una moto con Lorenzo Puca (anche lui estraneo all’inchiesta) e che per evitare questo problema, mi dissero di sborsare la somma di 3.000 euro per contribuire all’acquisto di una moto per Palmisano, per evitare la mia denuncia. Loro avrebbero sborsato i restanti 2.000 euro necessari per l’acquisto». Da quanto racconta il collaboratore di giustizia, lo stesso si sarebbe piegato alla richiesta. Ma, in seguito, avrebbe fatto notare la cosa al destinatario del «regalo». «Siccome sapevo che Garofalo era in buoni rapporti con Palmisano, addirittura so che uscivano assieme, gli chiesi di far sapere a Palmisano che io avevo speso 3.000 euro per la sua moto». Per questa «ambasciata», Lamino dice di aver ricevuto una ramanzina. «Evidentemente Garofalo, lo riferì ad Amodio Ferriero, perché quest’ultimo, insieme a Luigi Puca ‘o pulliere, e a Pio Di Lorenzo vennero sotto casa mia a riprendermi per quello che avevo detto a Garofalo, in quanto questi, a sua volta, lo aveva detto al maresciallo Palmisano che si era arrabbiato con Ferriero». Ma a cosa era dovuto il risentimento da parte del maresciallo Palmisano? «Non voleva farmi sapere che era corrotto e che aveva chiesto del denaro», spiega Lamino al pm.