L’inchiesta, i collaboratori di giustizia

di Giancarlo Tommasone

Nell’inchiesta sui presunti favori ai clan, da parte di alcuni carabinieri della Tenenza di Sant’Antimo, acquisiscono valore fondamentale le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia. Tra i pentiti che hanno aiutato a ricostruire la vicenda, c’è anche Ferdinando Puca, cugino e persona di fiducia di Pasquale’o minorenne, capo dell’omonima organizzazione criminale.

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La deposizione del cugino del boss: mi conoscevano,
non sono mai stato fermato dai carabinieri di Sant’Antimo

Nel corso dell’interrogatorio reso il 18 febbraio del 2016, Ferdinando Puca dichiara: «Mio cugino Pasquale Puca, per il tramite di tale Piuccio dei mobili (da indentificarsi in Francesco Di Lorenzo, detto Pio, ex presidente del Consiglio comunale di Sant’Antimo, finito ai domiciliari), in quanto ha un negozio di arredamento, consegnava a tre carabinieri di Sant’Antimo lo stipendio mensile. Ogni mese ero io a portare a Piuccio 3.000 euro da consegnare a questi tre carabinieri, e quindi mille euro ciascuno affinché gli stessi non facessero controlli di affiliati al clan».

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A supporto delle accuse che rivolge ai militari «corrotti», il pentito racconta al pm che ne raccoglie le dichiarazioni, che quando fu «emessa la misura cautelare nei confronti di Lorenzo Puca e di Luigi Di Spirito, per intestazione fittizia di beni, Piuccio dei mobili ce lo fece sapere in anticipo, tant’è che entrambi si resero latitanti». Secondo quanto fa mettere a verbale il pentito, «questi carabinieri favorivano il clan, evitando di fare appostamenti sotto la casa di mio cugino Pasquale Puca, così non risultavano le segnalazioni ed evitavano controlli di soggetti che si recavano a casa sua (del boss, ndr) o comunque che erano in compagnia dello stesso».

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«Una volta – rendiconta ancora Ferdinando Puca – mi trovavo in macchina con due persone (affiliati al clan) ed eravamo tutti armati, stavamo raggiungendo un bar, quando siamo stati fermati da una pattuglia dei carabinieri, accortisi di chi eravamo, in quanto ci conoscevano, ci lasciarono subito andare senza controllarci e senza redigere alcun atto».

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Ma c’è di più, il collaboratore di giustizia afferma pure che «dal 2005 e cioè dalla data della mia affiliazione fino al mio arresto, io non ho subìto alcun controllo da parte dei carabinieri di stanza presso la Tenenza di Sant’Antimo, insieme ad atri affiliati al clan Puca. Gli unici controlli che ho (effettuati nei suoi confronti, ndr), sono quelli fatti dai carabinieri (della Compagnia) di Castello di Cisterna».