Mario Cerciello Rega

di Francesco Vitale

Ombre offuscano quello che rischia di diventare tra i casi più lacunosi e difficili da risolvere, degli ultimi anni. Ma non per l’intervento di «manine» o di complotti transoceanici, piuttosto per le mezze verità, o meglio le bugie che, dall’inizio sono state dette relativamente alla scena clou del dramma, quella in cui avviene la morte del vicebrigadiere di Somma Vesuviana, Mario Cerciello Rega. Undici coltellate, affondate nel costato del carabiniere in 32 secondi. Sono le 3.15 del 26 luglio quando Cerciello Rega, insieme al collega Andrea Varriale (anche lui di origine campana, da ventiquattr’ore indagato dalla Procura militare) si trovano in Via Cesi, quartiere Prati, Roma. Sono lì per cerare di risolvere un caso di «cavallo di ritorno», comandati dalla Centrale operativa (l’ordine è arrivato alle 2.34).

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Si trovano di fronte, rispettivamente, il 20enne Finningan Lee Elder, e Christian Gabriel Natale Hjorth. Entrambi californiani, turisti che alloggiano presso l’hotel Meridien. Secondo la ricostruzione effettuata dagli inquirenti, i militari provano a immobilizzare i giovani americani, ma Elder, estrae il coltello e pugnala a morte Cerciello Rega. Poi, i californiani scappano e tornano in albergo. Parlavamo di mezze verità, o meglio di bugie. La prima è quella che Varriale dice rispetto alla nazionalità degli aggressori, sviando le indagini.

La drammatica telefonata
di Varriale alla Centrale operativa

C’è la drammatica telefonata alla Centrale operativa: «Mario sta perdendo un sacco di sangue ci serve l’ambulanza…Mario, oh guardami Mario ti prego. Mamma quanto sangue mannaggia la miseria, Mario, dai, dai, dai, che ce la fai». Poi, c’è l’arrivo della pattuglia Rmb808; sono le 3.22. Varriale descrive gli aggressori: hanno i tratti nordafricani. Diventano magrebini, il racconto viene ripetuto ai colleghi, nel corso di quello che resta della tragica notte. Ma due giorni dopo,  quando depone, il carabiniere ha una versione diversa:  parla di strada ben illuminata; di aver distinto la carnagione chiara degli aggressori. E c’è di più, la trattativa per fissare regole, e luogo in cui sarebbe avvenuto il «cavallo di ritorno», era stata fatta al telefono, ma in viva voce, tra Sergio Brugiatelli (vittima del furto) e Hjorth, e, per gli inquirenti, appare molto improbabile che Varriale (che aveva la possibilità di sentire la conversazione, perché vicino a Brugiatelli) non avesse ascoltato e notato l’inflessione americana del 19enne.  E poi c’è la circostanza relativa alle pistole. Nell’immediato, Varriale dice che lui e il collega erano disarmati, poi corregge il tiro. Nel corso della deposizione che lo vede protagonista, e che avviene due giorni dopo l’omicidio, il carabiniere afferma che era andato all’appuntamento con l’arma di ordinanza. La bugia crolla alcune settimane dopo, quando messo alle strette, ammette che neanche lui, come Cerciello, aveva la pistola con sé.

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Perché ha mentito? Perché temeva di finire sotto processo, per aver effettuato servizio, senza portare l’arma di ordinanza. Il Codice penale militare, per l’infrazione in oggetto, prevede una condanna fino a 5 anni di reclusione. E inoltre c’è la storia del tesserino identificativo, e della modalità con la quale, i due carabinieri si sarebbero fatti riconoscere dai due americani. La «placca» di Cerciello Rega, da quanto emerge dalle indagini, non è stata rinvenuta sul luogo del delitto, mentre permangono i dubbi sul fatto che Varriale avesse la propria, con sé.

Bugie, mezze verità e contraddizioni
nelle versioni di Elder e Hjorth

Bugie, contraddizioni e mezze verità, emergono comunque, anche dalle versioni rese dagli indagati (in carcere a Regina Coeli, con l’accusa di concorso in omicidio). A partire da chi volesse acquistare la cocaina. Quando confessa l’omicidio, Elder dice che era Hjorth a volere la droga. Hjorth, interrogato, dirà l’opposto: la voleva Elder. E poi il racconto più tragico, quello delle coltellate affondate nel costato di Cerciello Rega. Elder dice che all’appuntamento, si aspettava arrivasse Brugiatelli, «ma si sono presentati due sconosciuti che sembravano turisti», e che sarebbero stati scambiati per complici di Brugatelli. Uno di essi (Cerciello, ndr), secondo il racconto di Elder, senza dire una parola avrebbe cercato di immobilizzarlo, stringendogli il collo.

La cosa avrebbe innescato la reazione del giovane, vale a dire le 11 coltellate. La mano del californiano si sarebbe fermata, solo quando il militare di Somma Vesuviana, avrebbe lasciato la presa. Cosa poco credibile, visto che il dolore avvertito dopo appena un solo fendente scagliato con un coltello da Marine, avrebbe fatto mollare la presa a chiunque. Discordante, da quella di Elder, la versione di Hjorth (considerato dagli inquirenti il maschio alfa della coppia) sul fatto che i due non si fossero resi conto di trovarsi davanti, uomini delle forze dell’ordine.

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Elder dice che in America, la polizia si presenta immediatamente col tesserino, cosa che non era stata fatta – sostiene – dai due carabinieri in borghese. Hjorth, invece, davanti agli inquirenti, afferma che mentre era al telefono con Brugiatelli, che gli diceva di raggiungerlo, ha visto due persone che si sono messe «a gridare qualcosa sui carabinieri». Ma, continua Hjorth, non sapeva che i carabinieri potessero agire in borghese, e per tale motivo, quando Cerciello Rega e Varriale si sono avvicinati, lui temendo per la propria vita, avrebbe spintonato  uno dei due (si sa che si tratta di  Varriale) e sarebbe scappato.  Intanto Cerciello è già stato ferito a morte.

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I due americani fuggono e tornano in albergo. E, a questo punto, c’è spazio ancora per altre versioni contrastanti: questa volta sul coltello, l’arma del delitto. Hjorth afferma che, una volta arrivati al Meridien, Elder è andato in bagno e avrebbe lavato il pugnale. Dice ancora, che non sa dove l’amico ha poi messo l’arma usata per pugnalare il carabiniere. Di contro, Elder, afferma che è stato Hjorth a nasconderla, nel controsoffitto, vicino alla porta.

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nella stanza dei due americani

E poi aggiunge che anche Hjorth aveva un coltello, solo che molto più piccolo rispetto al suo. Per chiarire quest’altra circostanza, si potrebbero rivelare fondamentali i risultati delle analisi che il Ris ha effettuato all’interno della stanza 109, occupata dai due giovani al Meridien. Riscontri che potrebbero arrivare tra circa una cinquantina di giorni.